Seleziona una pagina

In un momento di Crisi parlare di migrazione potrebbe essere più difficile e, tuttavia, è ancora più necessario.
I dati dell’ultimo rapporto Caritas-Migrantes 2013 – presentato anche a Cuneo lo scorso 5 marzo – ci raccontano una situazione sempre più difficile per molte ragioni. Un rapporto che, nelle stesse parole dei presentatori, quest’anno privilegia l’analisi “qualitativa” che colga il senso dei fenomeni, più che quella “quantitativa” dei soli numeri. Nella realtà che disegna, innanzitutto, è proprio la Crisi economica a giocare il ruolo determinante: come spesso diciamo, per suo effetto le diseguaglianze sono cresciute e di conseguenza i conflitti nella società.

Assistiamo pertanto ad un paradosso: da un lato, la “speranza” spesso osservata che la Crisi almeno diminuisse il richiamo esercitato verso i nostri paesi; e tuttavia, dal 2000 al 2012, i cittadini stranieri in UE sono aumentati perché, per le stesse ragioni che da noi, le condizioni andate ulteriormente peggiorando anche nei loro paesi d’origine. Pertanto oggi, per usare il titolo di un capitolo del Rapporto, si può dire che “l’Italia cresce grazie agli stranieri”, e che anche gli stranieri crescono in Italia. Anche a Cuneo questo dato si conferma, e nella Granda vive il 15% degli stranieri del Piemonte. L’Istat ci dice però che alla base dell’aumento numerico (+8%, che porta circa a 4milioni 300mila su base nazionale), più che dai nuovi arrivi, origina dalle nascite. In questo dato sta tutta l’irragionevolezza di una legge che fabbrica da sé nuovi “stranieri” continuando a considerare chi nasce e cresce qui come tale (legge contro la quale in molti ci eravamo impegnati nella campagna “l’Italia sono anch’io”); e, però, queste bambine e questi bambini sono anche la più bela dimostrazione che un’Italia diversa già c’è e la maggiore speranza per il nostro futuro.
Ma è sul lato del welfare e del lavoro che si misurano i fenomeni più preoccupanti: in termini occupazionali, solo il settore della cura resiste, mentre in tutti gli altri cresce la disoccupazione. Una condizione che, per queste persone, può significare cadere tout court e da un giorno all’altro nell’illegalità. In questo contesto, il rischio che accomuna davvero italiani e stranieri è quello di un arretramento complessivo nei diritti: pur di mantenere il lavoro si accetta – e si giustifica – ogni condizione, aprendo a vere e proprie situazioni di sfruttamento (come osservato specie nell’agricoltura). Per questo, continuo a credere che si avanza solo quando lo si fa tutti insieme, e sono convinta che dobbiamo impegnarci ancora di più in una battaglia per il lavoro ed i diritti che non può contrapporre italiani e stranieri, ma che è per tutti.

l’abstract del Rapporto è consultabile qui (file pdf).