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Mentre avanzano le indagini, la tragedia del Mottarone assume contorni sempre più gravi. Dispositivi di sicurezza bloccati per non dover chiudere l’impianto. 14 morti per risparmiare qualche migliaio di euro, e continuare a incassare i biglietti. C’è una mancanza di etica d’impresa e di lavoro dietro a questa tragedia, la stessa mancanza che vediamo ogni giorno in tanti incidenti, come quello di Luana d’Orazio. Sono preoccupanti i dati INAIL di pochi giorni fa, che parlano di 306 morti sul lavoro nei primi 4 mesi del 2021: +9,3% rispetto al 2020.
Anche il Piemonte e la provincia di Cuneo mostrano dati preoccupanti, come denunciato dai sindacati nella manifestazione del 25 maggio: in regione ci sono già stati 14 morti sul lavoro nel 2021, di cui 3 nella Granda. Lo scorso anno in provincia furono 7, e 11 nel 2019. In alcuni anni, i morti sul lavoro cuneesi sono stati gli stessi della provincia di Torino, che è quattro volte più grande.
La battaglia per avere maggiori controlli si sta concretizzando con l’assunzione di 2000 nuovi ispettori del lavoro, ma non sarà sufficiente. Troppe volte abbiamo letto che la burocrazia della sicurezza ferma l’economia, troppe volte abbiamo sentito dire che i controlli e la formazione sono una perdita di tempo. Nel decreto semplificazioni, grazie al PD, è stata stralciata la norma per applicare sempre il massimo ribasso negli appalti. Serve il prima possibile un piano straordinario per la sicurezza sul lavoro, che non può prescindere da un cambiamento nella governance e nei meccanismi degli enti ispettivi. C’è ancora oggi un problema di competenze e una fortissima carenza di personale. Lo avevo chiesto il Primo Maggio dello scorso anno, qualcuno pensò bene di insultarmi: serve un’iniezione straordinaria di ispettori del lavoro, che oltre a controllare, devono accompagnare un rafforzamento della cultura della sicurezza nelle aziende.