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Lo scorso 21 ottobre, con la visita alla Casa Circondariale di Cuneo, abbiamo dato inizio ad una indagine tesa a verificare la situazione delle carceri nel nostro territorio.
Il prossimo impegno sarà nella Casa di reclusione di Saluzzo.

Anche di fronte alla grave emergenza nazionale su cui è tornato ad intervenire il Presidente della Repubblica nel recente messaggio alle Camere, insieme alla senatrice Patrizia Manassero e a Mauro Mantelli, responsabile  provinciale e membro del forum nazionale giustizia PD, siamo stati accolti dal Direttore dell’Istituto, Claudio Mazzeo ed abbiamo compiuto una visita complessiva della struttura nella quale, nel marzo del 2011, è stato aperto un nuovo padiglione per i detenuti in regime ordinario.
Grazie a questa nuova struttura ed all’impegno del personale – della polizia penitenziaria, dell’amministrazione carceraria e di quello volontariato – la situazione del carcere di Cuneo può essere definita come una positiva eccezione rispetto al quadro nazionale purtroppo assai più preoccupante. Il numero di detenuti ospitati è nella media, intorno alle 240 unità più una novantina di detenuti in regime di massima sorveglianza, i cosiddetti “41 bis”. La maggioranza è di origine extracomunitaria, ma il continuo lavoro per l’integrazione culturale ha permesso una buona integrazione tra le diverse provenienze.

Di grande importanza sono le attività scolastiche, in particolare quelle legate alla scuola edile ed alla scuola alberghiera, che hanno entrambe la possibilità di esercitare attività pratiche all’interno dell’istituto. In particolare, per la scuola alberghiera, l’istituto si è dotato di una cucina che permette agli allievi di esercitarsi e nel contempo consente la creazione di momenti di socialità assai importanti nella vita carceraria.
Le preoccupazioni per il futuro riguardano la crescente carenza di risorse a disposizione e le difficoltà create dal mancato rifinanziamento della legge regionale che permetteva un proficuo rapporto con gli enti locali. La preoccupazione maggiore dei detenuti riguarda il reinserimento a fine pena a causa proprio della debolezza della struttura territoriale dovuta ai continui tagli al settore giustizia. È questa la debolezza che maggiormente preoccupa, sia per l’efficacia dell’azione della funzione rieducativa, sia in funzione – come auspicato nella lettera del Presidente Napolitano – del crescente ruolo che modalità alternative di esecuzione della pena dovrebbero avere.
Amnistia ed indulto, infatti, potranno essere di aiuto nell’evitare la condanna da parte della Corte Europea per i Diritti Umani, preannunciata per il maggio 2014, nel caso in cui l’Italia non risolva problema del sovraffollamento carcerario. Una tutela vera dei diritti dei detenuti e l’attuazione del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena, però, potranno aversi solo con l’introduzione e l’utilizzo degli strumenti alternativi.
Abbiamo per questo garantito l’impegno massimo dei gruppi parlamentari del Partito Democratico in commissione Giustizia, perché i disegni di legge presentati in tal senso possano essere approvati a breve termine.