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Ecco il testo dell’intervento alla Camera:
Grazie Presidente, On.li colleghi!
Non e un paese civile un paese in cui è possibile far firmare ad una lavoratrice o un lavoratore contestualmente un contratto e le sue dimissioni. E’ la terza volta. Basta questo numero a segnalare con quanto ingiustificabile ritardo arriviamo ad affrontare un fenomeno troppo diffuso nel nostro Paese. Una pratica odiosa con cui molte lavoratrici e lavoratori vengono messi nell’impossibilità di far valere i propri diritti e la propria dignità, nel momento in cui sono più deboli.
Era il 2007 quando – con il governo Prodi e l’allora ministro del Lavoro Damiano – fu approvata una legge, la 188, per impedire la pratica diffusa e antica, di fare firmare le dimissioni, senza data, al momento dell’assunzione.
Nel 2008 la maggioranza di centrodestra la abrogò.
Oggi, anche come effetto di quella deregolamentazione, secondo l’ISTAT e i sindacati sono complessivamente 2 milioni le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti da questo fenomeno, il 15 per cento di coloro che godono di un contratto a tempo indeterminato, senza contare la ben più opaca galassia della parasubordinazione. Sono in gran parte donne, ma anche uomini e in generale gli appartenenti alle fasce più svantaggiate, che sottostanno ad un vero e proprio ricatto: mettere la propria firma sotto la possibilità di venire licenziati, qualora risultassero troppo “costosi” in termini previdenziali o fiscali, per maternità, malattia, infortunio.
Dobbiamo fermare questa discriminazione e tornare ad affermare diritti fondanti di uno stato civile. Valori che trovano ampio riconoscimento giuridico tanto nell’ordinamento europeo, quanto in quello italiano: più precisamente nell’articolo 30 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – che sancisce la tutela contro il licenziamento ingiustificato – e, soprattutto, dagli articoli 35 e 37 della Costituzione – là dove prescrivono la tutela del lavoro in tutte le sue forme, la parità della lavoratrice al lavoratore, l’obbligo a consentire “l’essenziale funzione familiare” assicurando “alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

La Crisi economica, dopo oltre cinque anni di stretta, sta determinando un arretramento complessivo non solo nella tutela effettiva dei diritti, specie quelli del lavoro, ma addirittura nella percezione diffusa della loro opportunità e della necessità di tutelarli.
In cambio di un posto sempre più difficile da conquistare, spesso si è disposti ad accettare – e giustificare – ogni tipo di clausola, anche se illegale, specie da parte di chi è in condizioni più disagiate. Una dinamica che accentua le diseguaglianze e le discriminazioni, riproducendole drammaticamente nel futuro. Va detto basta, va fermata ed invertita la rotta, sia per ragioni di giustizia che di opportunità economica. Anche a causa di questi vincoli impliciti, infatti, il nostro Paese vede lavorare meno di una donna su due (pari al 47,2% – ben 12 punti sotto la media europea e 13 punti sotto l’obiettivo di Lisbona), collocandosi tristemente al 96° posto al mondo per la partecipazione femminile alla vita economica e all’88° per la presenza di donne nel lavoro.
I detrattori dicono che che questo provvedimento avrebbe una natura ideologica: no. Semmai ha una natura ideale. E se di fronte alla indiscutibile concretezza di questi numeri parliamo di riaffermare il valore sociale della maternità e del lavoro femminile, se vediamo in questo la via verso uno sviluppo più largo, più partecipato, più solido e sostenibile con cui costruire un’Italia nuova, allora sì sono orgogliosa di rivendicare con forza questa “idealità”.
Quello che ci apprestiamo a dare, quindi, è un voto importante sia sul piano simbolico che su quello sostanziale.
Il modo di evitare le “dimissioni in bianco”, previsto nel nuovo testo di legge, è semplice: moduli numerati e con data certificata contro le contraffazioni, validi per un periodo limitato di 15 giorni, disponibili gratuitamente nei comuni, negli uffici per il lavoro, nei centri per l’impiego, presso i patronati o sui siti web del Ministero. Fermo restando che anche i datori di lavoro hanno la stessa possibilità. Si tratta cioè e finalmente, di uno strumento di tutela con caratteristiche chiare, largamente accessibili e di facile utilizzo, ma soprattutto al passo con i tempi. Uno strumento, in più, che promuove la concorrenza leale tra le imprese, perchè colpisce chi si comporta scorrettamente, senza appesantire il carico burocratico per quelle oneste, tema assolutamente imprescindibile oggi nel nostro dibattito.
Questo governo mette il lavoro in cima alle priorità per la crescita. Dobbiamo allora dire che questo non può essere un lavoro qualunque, ma un lavoro giusto e di qualità, in nessun modo ostaggio di pratiche discriminatorie ed illegali che consentano di fare profitto sulla pelle dei lavoratori. Per questo, diciamo sin d’ora che sarà fondamentale, da parte del Ministero, attuare con rapidità e monitorare con attenzione queste norme. Norme che, è bene sottolinearlo, non aggiungono alcun onere per le casse dello Stato.

La legge 188 nel 2007 venne votata da quest’Aula praticamente all’unanimità ma, prima che gli effetti della sua applicazione potessero essere verificati, la legislatura si concluse anticipatamente e la legge venne subito dopo abrogata. Anche il meccanismo reintrodotto con la legge Fornero è risultato ahimè troppo macchinoso ed inefficace.
Dobbiamo quindi oggi recuperare senza più ipocrisie o timidezze uno spirito unitario e, a differenza da allora, portarlo fino in fondo. Altrimenti dimostreremmo una ingiustificabile cecità di fronte a quelle tantissime giovani donne che nel nostro paese, ancora nel 2013, mentre da un lato assaporavano la firma di un contratto, seppur precario, dall’altra già sentivano il gusto amaro di dover firmare insieme all’assunzione un foglio bianco. Quel foglio bianco che sta a garanzia di un sicuro licenziamento alla prima occasione di difficoltà personale, di fronte a situazione di infortuni o malattia, ma ancor peggio, se possibile, di fronte ad uno dei momenti che per una donna dovrebbe essere tra i più belli ed impegnativi della propria vita, nel momento in cui si sceglie di diventare madri.
Mi rivolgo allora soprattutto alle giovani colleghe e alla mia generazione, che è oggi numericamente molto presente in quest’Aula, e che dovrebbe ricordarsi qual è la condizione dei nostri coetanei fuori, delle fatiche di mettere insieme il pranzo con la cena spesso con lavori saltuari, della fatica delle giovani coppie di trovare quelle condizioni che dovrebbero essere naturali per costruirsi un futuro, quelle condizioni di chi fatica tutti i giorni ma non perde la voglia e il coraggio, perché oggi serve coraggio, per costruire una famiglia, in tempi di crisi.
Ed è con il pensiero rivolto alle tante coetanee fuori da qui, che in studi di professionisti, in aziende piccole e grandi, e in molte altri luoghi mi hanno raccontato l’effetto che quella firma su un foglio bianco ha provocato loro. Un senso di vulnerabilità e di umiliazione a cui penso e a cui ciascuno di noi dovrebbe pensare per cancellare anche solo l’idea che si tratti di un atto che infondo non cambia nulla di sostanziale, che possa essere solo una “scartoffia” in più. Presidente, ringraziando i gruppi che hanno annunciato il loro voto favorevole, voglio muovere uno specifico appello ai colleghi del movimento 5 stelle: deputati, ricordatevi della responsabilità di decidere che questo appellativo affida anche a voi, non sprecate questa nuova occasione. Sicuramente la risposta a fenomeni così complessi e diffusi deve essere larga, sistemica e culturale. Non sottovalutate però il valore di un provvedimento semplice, mirato ed efficace con cui rispondiamo ad un abuso e diamo speranza e fiducia nelle istituzioni, speranza e fiducia a chi – cittadini ed imprese – chiede più onestà e più rispetto del lavoro e dei lavoratori. Non fate di nuovo desistenza davanti alla possibilità di di liberare queste persone, concretamente e da subito, da un ricatto ignobile.
Siamo chiamati qui, dalla maggioranza come dall’opposizione, per migliorare le condizioni di vita dei cittadini, specie là dove sono più minacciate. Ecco perché sono particolarmente orgogliosa del voto che andremo ad esprimere, perchè rappresenta un passo verso quel po’ di Italia giusta, che il Paese, la parte sana del Paese, ci chiede. E’ con questo spirito che annuncio il voto convinto e favorevole del Partito Democratico sul provvedimento.
Grazie.”