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Insieme al collega Taricco, abbiamo presentato in Parlamento un’interrogazione per chiarire come affrontare la difficile situazione delle zone montane a causa dell’assenza di neve in questi mesi invernali, che sta generando gravi problemi alle imprese e ai lavoratori del settore, dell’indotto e nel complesso dei territori che hanno in queste attività un’importante asset economico. Abbiamo per questo chiesto di valutare anche misure straordinarie.
I mesi di novembre e dicembre 2015 sono stati caratterizzati da una persistenza singolare di siccità su tutto il territorio italiano che purtroppo, almeno nella Regione Piemonte continua anche a Gennaio 2016. Il forte deficit di precipitazioni con temperature ben al di sopra della media del periodo è stato veramente eccezionale.
La situazione è davvero critica, in montagna l’anomalia che ha determinato una quasi totale assenza delle precipitazioni nevose sta impattando pesantemente su tutto il settore turistico montano. Analizzando i dati storici, novembre e dicembre 2015 sono stati in assoluto i più carenti di neve da quando si dispone di dati sul territorio con continuità, vale a dire gli ultimi 90 anni. Le difficoltà di tutto il “settore neve”, turistico e sportivo, sono evidenti: il ritardo di apertura negli impianti sciistici è stato forte e, nonostante il procedimento di innevamento artificiale – per altro reso difficile dalle alte temperature – non tutte le discese e gli impianti sono attivi. Attività e imprese commerciali che ruotano attorno al turismo montano stanno affrontando difficoltà enormi: le società degli impianti, che hanno dovuto lasciare a casa gli impiantisti, i maestri di sci che praticamente non hanno ancora iniziato l’attività, le strutture alberghiere che hanno subito numeri disdette delle prenotazioni. Anche le vallate che hanno negli anni sviluppato forme di turismo montano improntato alla valorizzazione di percorsi di fondo o di passeggiate con le “ciastre“, le racchette da neve, oppure di sci alpino hanno perso gran parte dell’attività. Tutto l’indotto commerciale e turistico legato al “turismo bianco” ha subito ripercussioni economiche tali da inficiare l’attività futura.
Per questo la richiesta al Governo è mirata a sollecitare una valutazione per dichiarare lo stato di emergenza ai sensi dell’articolo 5 della legge n. 225 del 1992.