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intervista di Diodato Pirone pubblicata su Il Messaggero lunedì 23 maggio 2022

“Il testo attuale sull’equo compenso dei professionisti? È una proposta sbagliata che, paradossalmente, invece di colpire i committenti inadempienti sanziona i professionisti sottopagati e ancora una volta penalizza i giovani professionisti. Così com’è questo testo, se diventasse legge, sarebbe dannoso”. Per Chiara Gribaudo, deputata e membro della segreteria Pd, l’attuale testo della legge sull’equo compenso, all’attenzione della Commissione Giustizia del Senato, è irricevibile.

Equo compenso

Perché un’opposizione così netta?
“Primo perché  se voglio garantire un compenso adeguato al professionista sanziono il committente non il professionista. Secondo perché non ha senso che gli Ordini si sostituiscano al professionista, limitandone la libertà di negoziazione economica, nella contrattazione del compenso con le singole imprese, anche in deroga ai prametri”.

Non starà esagerando?
“Con questa impostazione, innanzitutto, si eliminerebbe ogni parvenza di concorrenza danneggiando i giovani professionisti per favorire chi ha già raggiunto rendite di posizione. Poi non è chiaro come venga fissato un equo compenso per le centinaia di migliaia di professionisti senza Ordine. Senza contare che se agli Ordini è demandata la vigilanza sugli iscritti a tutela della fede pubblica, non si vede come allo stesso tempo possano operare in modo trasparente sui compensi. Ma il punto principale rimane garantirre ai professionisti compensi equi non sanzioni inique e pesanti”.

È un giudizio molto severo…
“Il paradosso è che in caso di mancato rispetto delle disposizioni chi ci rimette è il professionista. Questo meccanismo è potenzialmente pericolosissimo perché nel momento in cui il professionista richiede l’equo compenso la legge prevede che lo stesso professionista venga automaticamente sanzionato dal proprio Ordine. Un controsenso”.

E quindi il Pd cosa propone?
“Lo Stato deve stabilire parametri minimi per la definizione dell’equo compenso, ma poi deve esserci un libero confronto sul mercato. Ripeto: bisogna conciliare il giusto compenso con la concorrenza e con i necessari spazi per i giovani che iniziano a lavorare. Perché è inaccettabile anche l’attuale sistema per cui professionisti, soprattutto giovani e donne, ricevono compensi da fame. Basterebbe leggere i dati sui redditi per capirlo”.

Non trova che la politica dedichi poca attenzione al mondo delle professioni?
“Non c’è dubbio. Tuttavia non siamo rimasti con le mani in mano. Nella scorsa legislatura abbiamo approvato la legge 81 che ha assicurato un minimo di welfare ai professionisti come ad esempio il congedo parentale e il pagamento della malattia. L’obiettivo di quella legge era di stabilire una prima rete di protezione e regole condivise per tutti i professionisti, con o senza Ordine. A mio parere dovremmo continuare su questo cammino ad esempio allargando l’Iscro, l’integrazione a favore dei professionisti a basso reddito”.