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Le norme che combattono il voto di scambio sono in dirittura d’arrivo. Dopo il grande lavoro fatto alla Camera siamo a un passo dall’approvazione di una norma attesa da vent’anni: martedì prossimo il testo è stato infatti calendarizzato in Commissione Giustizia al Senato, dove dovrebbe ricevere il definitivo via libera. Con le nuove sanzioni e le misure previste si rafforzerà significativamente la lotta alle cosche che fanno del voto di scambio uno strumento di controllo e di indirizzo della cosa pubblica secondo i loro interessi.

Il riconoscimento di questo reato ha una doppia valenza, sia sul fronte della giustizia sia sul fronte politico. Infatti con il testo approvato dalla Camera, si punisce anche solo la promessa di voti per denaro o altre utilità.

Rispetto alla prima versione del testo arrivata da Palazzo Madama, si era ravvisato che si sarebbero potuti creare problemi di prova, come segnalato anche dalla Magistratura: alla Camera, la norma e’ stata quindi rafforzata.

Il nuovo 416 ter prevede, come assoluta novita’ il comma 2, che colpisce come “reato fine” il comportamento del mafioso che si accorda col politico. La pena prevista (4-10 anni) si va pertanto ad accumulare alla pena comminata al mafioso, in quanto mafioso, che resta di 7-12 anni secondo il dettato del 416 bis. Se poi un politico è vicino alla mafia e in qualche modo la rafforza dall’esterno, continuerà altrettanto a rispondere di concorso in associazione mafiosa o di concorso esterno, cumulando quindi due reati. I magistrati, di conseguenza, potranno contestare il sia reato di voto di scambio, sia il 416 bis.

Per queste ragioni le critiche arrivate puntuali e puntualmente disinformate dal M5S dimostrano di essere strumentali e senza alcun fondamento.

A confermarlo da ultimo sono arrivate le dichiarazioni del Procuratore Nazionale antimafia, Franco Roberti, secondo cui “la nuova legge su voto scambio trova un punto di equilibrio coniugando efficienza e garanzie” notando come “la nuova legge sarà pienamente utilizzabile mentre la vecchia norma del ‘92 non e’ mai stata utilizzata pienamente. La forza delle mafie resta sempre nei rapporti con la politica, le istituzioni e l’economia. Questi legami vanno recisi. A noi interessava che la norma fosse pienamente utilizzabile e così è”.

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