Seleziona una pagina

Sono stata molto felice di poter assistere, domenica 21 giugno, alla restituzione ai braidesi di villa Zizzola in tutta la sua bellezza. Mi pare particolarmente importante la sinergia che ha visto tra Comune di Bra, Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Bra e Ministero dei Beni Culturali, e che ha permesso di conseguire il risultato. Un esempio di quella buona sinergia tra pubblico e privato che può essere determinante per recuperare e mettere a valore il nostro grandissimo patrimonio culturale.

In tutto il mondo la tutela del patrimonio è fatta insieme dal pubblico e dal privato. Del resto, non è un caso che i siti Unesco – come quelli che anche noi possiamo vantare – vengano definiti proprio “patrimonio dell’umanità”. Vuol dire che sono di tutti, e quindi è giusto che tutti sentano la responsabilità ed abbiano l’opportunità di fare la propria parte. La collaborazione tra città, regione, governo e fondazione del territorio, lì dimostra i risultati che è capace di conseguire. Una buona pratica che credo possa valere per molti altre situazioni.
In Italia si riteneva che il compito della tutela e della valorizzazione fosse tutto pubblico e che l’arrivo di un privato disposto a collaborare avrebbe compromesso questo valore collettivo. Non è così, anzi è vero il contrario, quando a governare c’è il buonsenso: i compiti della tutela devono restare pubblici, la proprietà dei beni che sono dello Stato e dei Comuni resta pubblica, ma accettare forme di donazione o di collaborazione dei privati è una cosa moderna e ragionevole,  che si fa in tutto il mondo.
E’ il caso, ad esempio, dell’incentivo fiscale molto forte che abbiamo approvato la scorsa estate nel decreto cultura, il cosiddetto Artbonus: chi dona una somma per recuperare un pezzo di patrimonio o la dona a un museo o a un teatro ha una detrazione fiscale del 65%.
Vediamo il seguito sempre crescente che raccolgono eventi come questi, o come le giornate del Fai, o ancora tante iniziative di comuni, enti o associazioni che portano i cittadini a prendere sempre più coscienza di cosa sta intorno a loro, incuriosirsi, scoprire, conoscere, partecipare, in alcuni casi rimboccarsi le maniche, collaborare, contribuire.
Sappiamo che la chiave del futuro, anche in termini di crescita dei luoghi e sviluppo umano, passerà dal connubio tra innovazione e valorizzazione dei territori.
Nel 2014 sono stati 78,6 miliardi di euro il valore aggiunto del sistema della cultura (il 6,1% in Piemonte). Un sistema che conta più di 400mila di imprese e un milione e mezzo di occupati e che, mentre il totale dell’economia calava del 2%, tra il 2011 e il 2014 è addirittura cresciuto dell’1,4%. Numeri che dimostrano non solo come di cultura “si mangi”, ma sopratutto che queste politiche non sono qualcosa a parte, residuale, rispetto al resto delle cose che si fanno: saranno anzi sempre più il centro.
Anche perché è ormai riconosciuto l’effetto moltiplicatore della cultura negli altri settori economici: un euro investito in cultura ne produce 1,7 negli altri settori.
L’ultimo rapporto “io sono cultura” di unioncamere e fondazione symbola mette bene in luce come la cultura e la creatività, possono essere la leva del futuro di comunità locali ed imprese: basta vedere come chi ha investito in creatività ha visto il proprio fatturato salire del 3,2% tra il 2013 e il 2014; mentre tra chi non lo ha fatto il fatturato è sceso dello 0,9%.
E’ per questo che in particolare territori come il nostro – che possono sommare valori incredibili di cultura, architettura, enogastronomia, paesaggio – gli enti locali e i soggetti economici fanno bene a stringere alleanze come queste e portare a termine obiettivi che ci permettono, recuperando il passato, di costruire nel presente, il futuro di tutti noi.

X