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Nel corso della scorsa settimana, è stata definitivamente approvata la legge di conversione del decreto “Riparte l’istruzione”. E’ giusto riconoscere che ci sono elementi di novità molto interessanti quanto aspetti che ancora non soddisfano le attese di chi prospettava un vero cambio di rotta. Ma altri aspetti sono stati più controversi. Purtroppo le risorse sono poche e spesso le scelte dipendono da quelle poche. L’impegno di aumentarle proseguirà con la Legge di Stabilità provando a combattere la difficile battaglia di mettere al centro chi rappresenta il nostro futuro.
Voglio però sottolineare un passo che ritengo molto positivo per garantire la continuità didattica agli alunni disabili: l’assunzione, cioè, a tempo indeterminato di docenti di sostegno (oltre 26.000). Questo permette di dare una risposta stabile a più di 52.000 alunni oggi seguiti da un insegnante diverso ogni anno.

Scendendo più nel dettaglio, gli obiettivi individuati per la Scuola sono importanti: politiche contro l’abbandono scolastico, misure per contingentare il costo dei libri anche tramite l’utilizzo degli e-book, introduzione di un’ora in più di geografia generale ed economica negli istituti tecnici e professionali al biennio, risorse per l’orientamento.
Per far fronte all’emergenza dell’edilizia scolastica si prevede inoltre la possibilità per le Regioni di contrarre mutui trentennali, a tassi agevolati, con la Banca Europea per gli Investimenti, la Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa, la Cassa depositi o con istituti bancari.
Troppo pochi rimangono però i fondi per il Diritto allo Studio, che si fermano a 137 milioni segnando un arretramento rispetto all’anno scorso che già non copriva tutti coloro che sono ritenuti idonei a ricevere la borsa. L’accesso al Sapere soprattutto per le fasce di reddito più deboli è fondamentale se si vuole immaginare che la conoscenza possa ancora costituire uno strumento di mobilità sociale e di riscatto individuale oltre che collettivo.
Tramite un emendamento approvato alla Camera si conclude, poi, il faticoso iter del “bonus maturità”, che dopo essere stato introdotto e abolito durante la prova viene riassegnato solo per quest’anno ai circa 2000 studenti che sarebbero stati ammessi con i punti a loro assegnati.
Potranno infatti iscriversi in sovrannumero rispetto ai posti banditi. E’ evidente che sia una soluzione tampone e che sarà necessario per il prossimo anno stabilire criteri che non cambino ogni due per tre. Lavoreremo perchè su questo fronte si apra un tavolo di discussione serio sul numero chiuso con tutte le componenti accademiche e si provi ad immaginare un sistema di selezione diverso, magari in itinere, che valuti davvero le competenze dei ragazzi anzichè far dipendere il loro futuro da un test di 60 domande a crocette.

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