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In Italia il precariato dei giovani avvocati, costretti ad aprire una partita IVA nonostante lavorino in tutto e per tutto in forma subordinata, è consentito e addirittura obbligato dalla legge, che non permette loro di essere assunti come dipendenti. Per questo ho presentato nuovamente, in questa legislatura, il disegno di legge per eliminare l’incompatibilità fra lavoro subordinato e professione di avvocato all’interno degli studi legali.
Con la legge 81 abbiamo fatto molto per il lavoro autonomo e continuerò a battermi perché abbia nuove tutele in questa legislatura, ma quando il lavoro professionale è subordinato va riconosciuto per quello che è. Gli avvocati italiani che dichiarano meno di 10.000€ all’anno sono 84.000, spesso giovani e giovanissimi che dopo un lungo percorso di studi si ritrovano in un panorama lavorativo ingessato e che mette, questo sì, a rischio la loro indipendenza, a partire da quella economica. Fatturano poco o niente, senza i diritti del lavoro dipendente e senza i pregi del lavoro autonomo. Non esistono altre categorie professionali in Italia per cui il lavoro dipendente sia vietato, e non esiste nemmeno nei paesi europei più vicini al nostro sistema giuridico.
Questa proposta di legge, costruita con tante associazioni, vuole essere il punto di partenza per un dibattito parlamentare che raccolga tutti i punti di vista. Già lo scorso anno avevamo raccolto tanti commenti positivi e trasversali: spero che in questo nuovo Parlamento si possa lavorare tutti insieme per riuscire a discutere questo testo il prima possibile.

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