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Stamattina in Commissione Lavoro, ho finalmente potuto relazionare su una proposta che ritengo doverosa e che spero possa essere portata avanti con la più ampia condivisione possibile. Non una proposta di legge, l’ennesima nuova e forse poco “pragmatica” ma un ripensamento e soprattutto un riadattamento più adeguato e al passo con i tempi di una legge già esistente, ovvero la legge 113 del 1985 che ha costituito una conquista storica per tanti soggetti non vedenti in termini di integrazione sociale e lavorativa.
Lo scopo appunto è di adeguare la legge, che da quasi trenta anni disciplina il collocamento dei centralinisti telefonici non vedenti, alle nuove esigenze del mercato del lavoro e al progresso tecnologico avvenuto nel settore della comunicazione. Le nuove modalità di organizzazione del lavoro in tale settore, infatti, hanno comportato radicali modificazioni alle postazioni dei centralini telefonici, con la progressiva scomparsa del tradizionale posto operatore a vantaggio di dispositivi passanti o, comunque, di collegamento automatico nonché con la diffusione dei call center. Tenendo conto dell’evoluzione del contesto normativo, che ha registrato una nuova classificazione delle minorazioni visive e una nuova disciplina di carattere generale per il collocamento al lavoro dei disabili.Ora si aprirà il dibattito, sarà un percorso non facile, ma era doveroso, io credo, farlo ripartire.
Una piccola cosa, certo piccola rispetto all’italicum ma per me più utile.
Sono poi stata all’inaugurazione della mostra al Maxxi “Mi richiama talvolta la tua voce” organizzata dall’associazione “Ilaria Alpi” in ricordo, non retorico,dei 20 anni dalla scomparsa di Ilaria e Miran Hrovatin, ricordati anche oggi alla Camera, con un’importante novità che mi ha “sollevato” : infatti è arrivata una buona notizia, è stato annunciato dal Sottosegretario Amici, che il Governo intende sbloccare quanto ancora resiste dei segreti di Stato che avvolgono la loro vicenda, come auspicato anche dalla presidente Boldrini.
E’ un impegno positivo, che rende giustizia e che onora davvero la memoria di Ilaria e Miran.
Ero molto piccola 20 anni fa, ma ho ancora vivi nella mente quei giorni, come un ricordo sbiadito ma fermo, ero molto incuriosita dalla storia di Ilaria Alpi l’ho sempre “sentita” come un esempio.
Per questo sono stata al Maxxi e voglio lasciarvi le parole che ho trovato più significative, tra le tante, che descrivono quelle fotografie.
Sono parole della scrittrice Mazzantini, lei scrive:” gli oggetti rimangono come smarriti, eppure grimaldelli di una vita, di una memoria pulsante che deve e vuole resistere. Una medaglia, un sorriso dall’infanzia, un paio di sandali dove hanno sudato i piedi. Certo Ilaria era un eroe, dei migliori, i più inadatti. Quelli che non credono affatto di esserlo, credono in quel languore che si chiama dovere, onestà, passione. Una corona che ti metti sul capo da sola, questione di carattere, di piglio interiore. Doti che dovrebbero condurti in salvo, a scartare, a scegliere. Non se la tua passione è il mondo, il suo fronte più povero e sporco, e il tuo respiro partecipe s’allarga, s’inorgoglisce e si rattrista, mentre cammini con la sabbia in bocca, il tuo taccuino, la tua bella faccia bionda avventata. Finché è vissuta Ilaria non ha creduto di essere così diversa da nessuno, così preziosa. Prezioso era il suo lavoro, quella necessità.

Grazie a Ilaria, grazie a tutte le Ilaria che ci sono (perché ci sono!!) in giro per l’Italia e per il mondo.

Buonanotte.

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