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Il 2018 è iniziato con tante assurdità: polemiche folli sui sacchetti di plastica, Brunetta che loda le ricette disastrose dei vecchi governi Berlusconi e i 5 stelle che tutti i giorni cambiano versione su euro, reddito di cittadinanza, candidati fantastici e come trovarli.
Mi pare che abbiamo però una certezza: già in questo inizio di campagna elettorale, l’unico a mettere sul tavolo idee concrete è ancora una volta il Partito Democratico. Tra queste, abbiamo lanciato una grande sfida per sostenere le retribuzioni degli italiani: il #salariominimo.

Si tratta di una misura che:
1) Garantisce tutele a chi non ha un contratto collettivo di riferimento, e rende più efficaci i minimi previsti da quei contratti;

2) Riconosce il diritto alla giusta retribuzione a quei giovani che per pochi spiccioli lavorano nella nuova logistica delle piattaforme o creano per queste contenuti digitali;

3) Afferma che la retribuzione deve essere sempre proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, come afferma l’articolo 36 della Costituzione.

Dopo i risultati raggiunti per l’#equocompenso dei professionisti, il Partito Democratico vuole proseguire sulla strada dell’universalità dei diritti del lavoro. Non ci interessa l’assistenzialismo del reddito di cittadinanza, ci interessa restituire dignità a tutti i lavoratori.

Ne ho parlato assieme a Tommaso Nannicini a dicembre su LaStampa (bit.ly/2lUg9ZD). Oggi, su Left Wing, vi racconto di cosa si tratta e perché crediamo che anche in Italia occorra il salario minimo legale.

www.leftwing.it/…/un-salario-minimo-a-difesa-dei-piu-deboli/

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