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Nel mese di gennaio, è emersa la volontà del Ministro Toninelli di voler realizzare l’Asti-Cuneo, ma stracciando l’accordo di cross-financing di Delrio che garantiva 398 milioni di euro a carico del concessionario. Letta la notizia, tutti i rappresentanti istituzionali ed economici del territorio si sono domandati dove fosse possibile reperire quei soldi nel bilancio dello Stato, disastrato dalle spese per quota 100 e reddito di cittadinanza. In meno di 24 ore è arrivata la risposta di Alessandro Di Battista: dai finanziamenti per la TAV Torino-Lione, che non si farà più. Si tratta di un gioco di prestigio che stupisce in semplicità e a prima vista può sembrare addirittura intelligente, ma in realtà nasconde una fregatura per il Piemonte e per tutti gli italiani.
Infatti, Di Maio e il M5S torinese sono sotto attacco per lo stop alle grandi opere che ci ha riportato in recessione, ma accettare la TAV farebbe esplodere il Movimento. La soluzione quindi è rimescolare tutto per disorientare i cittadini, accontentare un po’ le imprese di costruzione e premiare, incredibile ma vero, i concessionari. Senza realizzare la TAV infatti non si sposta il traffico delle merci del Nord Ovest dalla gomma al ferro, e si assicurano le entrate autostradali nel medio-lungo periodo. Dirsi a favore di qualche cantiere tiene buoni i costruttori e la Lega, che potrà lavarsene le mani come sempre e dire che la TAV è solo rimandata. Tutto a posto dunque: se non fosse una presa in giro buona solo per arrivare alle elezioni di maggio, perché i finanziamenti per la TAV non sono immediatamente distraibili dall’opera. Ci sono trattati internazionali, fondi europei, contratti firmati, penali da pagare: insomma quando quei soldi saranno liberi (sempre se ne avanzeranno) per fare l’Asti-Cuneo, questo governo potrebbe non esistere più. Ma nel frattempo l’accordo di cross-financing sarà carta straccia e Gavio non avrà più alcun obbligo di tirare fuori i soldi per finire l’Asti-Cuneo. Ora ci diranno che i cantieri partiranno entro l’anno, mentre probabilmente questa sarà la pietra tombale sul completamento della A33.
A pensare che grazie al lavoro dei governi PD eravamo a un passo dalla messa a gara dei progetti e dall’apertura dei cantieri, non ci si crede che in soli sette mesi questo esecutivo ci abbia fatto fare un salto indietro di 20 anni.
I cittadini di Cuneo, di Alba, di Bra e di tutta la Granda non si meritano di essere presi in giro così. Bene fa il Presidente Chiamparino a chiedere risposte, bene fanno i sindaci a chiedere chiarezza. Ma le istituzioni con questa gente non bastano. Serve una protesta popolare, trasversale, dei cittadini e delle imprese della Granda, contro questa vergogna perpetrata nei loro confronti.
E servirebbe, ai rappresentanti dei partiti di maggioranza, ritrovare un po’ di dignità e di amore per la loro terra.
Perché Toninelli la deride e la condanna all’isolamento, mentre questa terra merita rispetto e possibilità di crescere.

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