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Venerdì 16 dicembre ho svolto un sopralluogo coi sindaci nelle zone colpite dall’alluvione del 24 novembre, per fare il punto sui danni subiti, i lavori iniziati e quelli da fare.
Rientrata la fase acuta dell’emergenza, abbiamo potuto recarci direttamente sui luoghi più colpiti (come la frazione Pianchiosso di Priola, il centro di Garessio e le frazioni parzialmente o totalmente isolate della Val Casotto) e fare insieme una valutazione complessiva dell’accaduto. Proprio mentre eravamo insieme, è arrivata la notizia approvazione dello stato di calamità, attesa e indispensabile. Il lavoro, già iniziato, potrà così continuare.

In mattinata, ospiti del Sindaco di Priola Luciano Sciandra, ci siamo trovati con i primi cittadini della valle Tanaro tra cui Giovanni Balbo, Sergio Di Steffano e Giorgio Ferraris per una riunione di reciproco aggiornamento. Con loro ero rimasta costantemente ma discretamente in contatto durante i momenti più difficili.
Grazie all’impegno degli amministratori, la macchina del dopo alluvione era infatti subito partita, in collaborazione con la Regione. Attendevamo la dichiarazione dello stato di calamità che è arrivata proprio mentre eravamo insieme. Ci saranno così strumenti per rispondere alle necessità di cittadini, enti locali ed attività economiche: ad esempio quelle legate al turismo, che necessitano di importanti interventi sulle vie ciclabili e sulla sentieristica per non rischiare di morire.
Come parlamentare, appena insediato il nuovo Governo, ho presentato un’interrogazione per sapere come siano stati spesi in questi anni i fondi messi a disposizione per mettere in sicurezza il territorio, e soprattutto quali interventi si reputino necessari adesso, anche all’interno del piano nazionale Italiasicura e della programmazione 2017-2023 per il dissesto idrogeologico. Di certo tutto, d’ora in poi, andrà ragionato in un ottica integrata e in un orizzonte lungo. Il cambiamento climatico ci costringe a rivalutare e a riprogrammare le necessità dei nostri comuni: l’attenzione non va allentata sulla bassa valle, che dopo il 1994 ha visto realizzare interventi con cui si sono già notevolmente ridotti i danni; bisogna al contempo pensare all’alta valle, dove questa volta si sono singolarmente concentrati gli effetti maggiori. Frane e smottamenti ancora isolano o minacciano numerose borgate: qualcosa andrà fatto già entro la primavera, quando le precipitazioni e il rialzo delle temperature potrebbero dare luogo a nuovi problemi. Servirà quindi un dialogo che parta dal basso e che unisca tutti i livelli, per pensare e coordinare al meglio le soluzioni per l’immediato e per il futuro.

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