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In questo tempo di emergenza sanitaria, la salute e la sicurezza dei lavoratori sono più importanti che mai. Sono stati proprio gli operai delle fabbriche del Piemonte, nelle prime settimane di marzo, a guidare la protesta che ha portato al Protocollo di intesa fra il governo e le parti sociali per il rispetto delle distanze di sicurezza e la fornitura di protezioni all’interno dei luoghi di lavoro. Purtroppo per le piattaforme di acquisti online, da Amazon a quelle di food delivery, ancora non ci siamo.
La sicurezza dei lavoratori non può essere barattata sull’altare della produzione ad ogni costo. I lavoratori della logistica, dai riders agli autisti dei furgoni a coloro che lavorano nei magazzini, non sono lavoratori e persone di serie B. Dunque rispetto e tutele per loro! Le piattaforme di food delivery devono fornire dispositivi di protezione individuale, a partire da guanti e mascherine. Se non riescono, sarà bene che chiudano fino al termine dell’emergenza. E le piattaforme come Amazon devono comunque vendere solo beni di prima necessità! Il protocollo siglato dal governo con aziende e sindacati va rispettato. Se non viene fatto, i riders e gli altri lavoratori delle piattaforme hanno diritto di fermarsi e di essere inclusi negli ammortizzatori sociali. Alcuni di loro, partite iva o co.co.co., già li riceveranno, ma i tanti che lavorano con prestazioni occasionali saranno comunque scoperti. Per questo dovrebbero essere inclusi nel Fondo per il reddito di ultima istanza, che ha bisogno di essere notevolmente potenziato. Anche i consumatori dovrebbero ricordarlo: facciano pressione sulle piattaforme, visto che la loro salute dipende anche da quella di chi suona al campanello.
Articolo su LaRepubblica Torino [leggi]

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