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Dopo i primi passi della scorsa legislatura, il 6 settembre alla Camera abbiamo presentato nuovamente, con la Mobilitazione Generale Avvocati e la Consulta delle professioni CGIL, il progetto di legge per abolire l’incompatibilità fra avvocati e lavoro dipendente all’interno degli studi legali, ora nuovamente a disposizione del dibattito parlamentare. Si tratta di una tema che si sta facendo strada nel mondo dell’avvocatura: il 1 ottobre sono stata a parlarne all’assemblea dell’Associazione Nazionale Forense, a Napoli, che porterà una mozione dedicata al congresso nazionale forense di Catania, fra pochi giorni.
Si tratta di una proposta aperta, scritta attraverso il dialogo e il confronto con tante associazioni forensi, che vuole distinguere i veri rapporti fra lavoratori autonomi, genuini e proficui, da quelli che a tutti gli effetti sono rapporti di lavoro subordinati. Tanti giovani avvocati lavorano negli studi come autonomi, ma di fatto sono in tutto e per tutto lavoratori dipendenti e come tali devono essere riconosciuti e tutelati. Il 35% degli avvocati oggi percepisce meno di 10.000€ lordi l’anno.
Noi vogliamo stimolare il lavoro autonomo di qualità, come abbiamo fatto con la legge 81/2017, ma questi sono casi in cui l’indipendenza nasconde in realtà forme di sfruttamento, che impediscono qualsiasi accrescimento professionale e si traducono in un blocco dell’ascensore sociale. Anche qui si vengono a configurare situazioni di povertà e di estrema disuguaglianza. La speranza è che al congresso forense tutti gli avvocati facciano propria questa battaglia, per mettere fine a una vera e propria ingiustizia.

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