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Dice un proverbio toscano: “non si sentono le campane piccole, quando suonano le grandi”
Sono sicura che non me ne vorrà l’efficientissimo vicepresidente della Camera Giachetti. Ma, nonostante il poco tempo a disposizione, non potevo non terminare di dire tutto ciò che andava detto in difesa delle donne e di un loro diritto: quello alla pensione.
Nel nostro sistema previdenziale, lo sappiamo, ci sono ancora contraddizioni ed ingiustizie. Quello della cosiddetta “opzione donna” (che consente, con alcuni requisiti, di andare in pensione anticipatamente) è un problema che può essere però facilmente affrontato e risolto, se c’è buona volontà.
Come deputate e deputati della Commissione lavoro continuiamo a portare avanti una battaglia dentro e fuori l’aula (soprattutto grazie alla nostra Capogruppo ‪Gnecchi‬) perché venga riconosciuto a migliaia di lavoratrici la pienezza di un loro diritto e della loro dignità.
Anche l’INPS regionale del Piemonte ha osservato che l’interpretazione della legge è stata restrittiva, chiedendo al Governo di intervenire per modificare le due circolari e all’Istituto di rivedere le sue indicazioni.
Il problema non sono i costi: l’”opzione donna” aveva una copertura economica propria, che è stata usata solo in parte. Inoltre i risparmi del calcolo contributivo su tutta la vita lavorativa di chi accede a questa possibilità consente un risparmio per lo Stato di gran lunga superiore alla maggiore spesa per i primi anni (peraltro ampiamente coperta).
Una soluzione è doverosa e possibile: si eviterebbero contenziosi, si agevolerebbe una forma di flessibilità in uscita dal lavoro e l’ingresso di giovani, riducendo così nel lungo periodo la spesa previdenziale.
il Ministro del lavoro e l’INPS hanno già formalmente dichiarato la volontà di risolvere la questione.
Spero che anche il Ministero dell’Economia possa rivedere la sua posizione. E che presto possa arrivare una buona notizia per migliaia di donne

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