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Lo scorso 19 settembre ho partecipato all’iniziativa “Rigenerare l’Italia”, organizzata alla Camera dall’Alleanza delle Cooperative Sociali Italiane. Durante l’incontro ci siamo detti insieme contrari all’aumento dell’IVA, specie per le cooperative sociali (per cui passerebbe in un colpo dal 4% al 10%). Le conseguenze sarebbero gravi: 42.800 persone potrebbero perdere il lavoro, a fronte di un buco per le casse dello Stato di 645 milioni e una perdita di servizi per oltre 4 milioni di persone in stato di bisogno. Nel momento in cui scrivo, l’attività del Governo Letta (tra cui il rinvio generale dell’IVA) è sospesa in attesa dei chiarimenti di fronte ai ricatti del Pdl. La priorità che dobbiamo tenere ferma, in questo momento difficile, è quella di non permettere che a pagare siano sempre i più deboli: dobbiamo superare questa impasse e fare sì che la legge di Stabilità o un altro provvedimento collegato scongiuri questo aumento.

Le cooperative, dopo anni di Crisi, non sono in grado di ammortizzare oggi un ulteriore aumento dei costi, ne consegue infine che i costi da una parte ricadranno su Enti Locali e ASL per quanto riguarda contratti e appalti (il prezzo è concordato al netto più IVA quindi l’aumento del prezzo finale sarà automatico), dall’altro sulle famiglie, in termini o di maggiori costi o di riduzione dei servizi.

Le scelte degli ultimi dieci anni sono state purtroppo segnate da tre obiettivi: la politica di bilancio a tutti i costi, un generico rilancio della crescita, la concorrenza come valore assoluto. La prima ha significato, però, tagliare soprattutto il welfare, con l’esito paradossale di una crescita della spesa pubblica a fronte della diminuzione dei servizi. Il secondo, senza una seria politica di redistribuzione della ricchezza, ha visto avvantaggiarsi chi già stava meglio a discapito di chi non ce la faceva. Il terzo ha spesso fatto dimenticare come la competizione sia falsata e dannosa, se non accompagnata dalla tutela di altri valori: in particolare l’uguaglianza, la dignità, il diritto alla cura, all’educazione, al lavoro… la solidarietà.

La mia esperienza personale mi insegna, al contrario, che potremo rispondere alla domanda di giustizia sociale ed equità solo se sapremo, appunto, “rigenerare” un patto sociale che si fondi sul metodo della cooperazione e che riparta da una forte promozione di questi valori.

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