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Care democratiche e cari democratici,

stiamo vivendo tra le ore più intense della nascita del Partito Democratico, almeno nella nostra provincia. Mobilitare, in un periodo così difficile, centinaia di iscritti e simpatizzanti sul nostro territorio è una sfida enorme, di cui dobbiamo essere orgogliosi, innanzi tutto, come comunità di persone. Le primarie per i Parlamentari sono una straordinaria scelta di coraggio, un tentativo di limitare la distorsione democratica che nasce dall’orrendo Porcellum.

Il Partito Democratico e la coalizione di cui è al centro sembrano essere finalmente pronti a governare e a cambiare questo Paese. Perché non ci accontentiamo più di scommettere sull’inadeguatezza e sulla divisione dei nostri avversari. Perché è innanzi tutto da noi che deve provenire la risposta alla distanza e alla sfiducia dei cittadini verso la politica.

Appuntamenti elettorali, fisiologicamente, portano con sé le fibrillazioni e i dibattiti propri di uno spazio politico democratico: se così non fosse saremmo assimilabili ai nostri vecchie nuovi oppositori.

Ma la maturità di un partito risiede anche nella sua capacità di procedere orgoglioso delle proprie scelte, assieme ai propri elettori. Questo è, a mio avviso, lo spirito con il quale affrontare queste settimane di impegno.

In momenti difficili è necessario interpretare le sfide per ciò che sono davvero: non uno spazio per misurare il consenso degli esponenti territoriali di un partito, non un sintomo dell’incapacità delle classi dirigenti di scegliere i propri candidati: nel voto del 29 dicembre il PD deve cogliere l’opportunità di comporre le migliori liste di candidati possibili.

In tutto il Paese, e a maggior ragione in una provincia come la nostra, il voto politico è e sarà un indirizzo chiaro, dato dai cittadini sulle strade da intraprendere per guardare al futuro. Immersi in una crisi economica così forte, le proposte non sono affatto tutte uguali, e gli uomini e le donne in grado di rappresentarle giocano un ruolo determinante.

L’Italia e le sue differenti realtà territoriali sapranno reagire alle difficoltà se riusciranno a darsi delle priorità, delle vocazioni sul lungo periodo e a sostenerle con forza.

C’è una generazione indispensabile per la ripresa del nostro Paese, c’è una carica

innovativa che non può essere dispersa, all’estero o nella sfiducia. La politica ha il dovere di rappresentarla. Senza scorciatoie, senza slogan o figurine, ma attraverso alleanze sociali trasparenti. Non cambieremo con il semplice consenso elettorale, ma dando voce a chi è necessario ascoltare, tenendo per mano le diversità presenti nei nostri comuni, nelle nostra valli, nei luoghi di lavoro, istruzione, solidarietà e partecipazione. Con le donne, i giovani, chi vive nella la legalità, chiede diritti, costruisce i presupposti per un’Italia moderna e Europea.

A partire dalla nostra Provincia.

Alle elezioni politiche, sulla scheda elettorale, non si indicheranno preferenze personali, ma si esprimerà il voto per un partito. Conterà la squadra, con la quale ci presenteremo davanti agli elettori.

Da quando sono piccola, nello studio, sul lavoro, nel mondo della cultura e nell’impegno politico, mi è stato detto che i giovani hanno in mano la chiave d’accesso al proprio futuro. Ci è stato spiegato che nessuno ci regalerà i nostri percorsi collettivi e individuali, che ce li dovremo sudare, con onestà e a testa alta. E nel corso degli anni abbiamo imparato il valore di una vita vissuta in questo modo: l’unico che ti fa crescere davvero.

Non v’è dubbio che, nel corso degli ultimi mesi, la richiesta di rinnovamento si sia fatta sempre più pressante nel dibattito pubblico. La credibilità della nostra proposta politica si fonderà anche sulla volontà che avremo di entrare in sintonia con le richieste che provengono dai cittadini. E, se queste esigenze interrogano le classi dirigenti, le nuove generazioni non possono che assumersi delle responsabilità.

Io credo che sia per queste ragioni che, qualche sera fa, un gruppo di amiche e amici mi ha guardato negli occhi e mi a chiesto di dare seguito ai nostri convincimenti. E’ negli ultimi anni passati ad amministrare i comuni in cui ho vissuto – a Valdieri, in montagna, prima, e oggi a Borgo San Dalmazzo – che ho imparato che la politica è anche fondata sul coraggio.

Così ho maturato la volontà di candidarmi alle primarie del 29 dicembre, di dare una segnale di novità alla nostra provincia.

Non sarebbe scontato per una donna di 30 anni affrontare un appuntamento elettorale di questa portata con il timore di una competizione tra uomini e donne di grande esperienza e rappresentatività. Non lo sarebbe se si intendessero i percorsi politici in funzione dei risultati individuali.

Ma io credo, invece, che, questa volta, il contributo di ciascuno aggiunga valore e non ne tolga affatto a chi contribuisce in altro modo.

Si sta delineando una lista di candidati, a queste Primarie, ricca di diversità generazionali, territoriali, di genere. E’ una prima vittoria, per il PD, alla quale vorrei contribuire con slancio e generosità.

I passi non li devono fare semplicemente le persone, ma le idee e le ragioni con le quali esse affrontano le situazioni. Ognuno di noi – che sia candidato o meno – faccia fare un passo avanti alla voglia di mettersi in gioco, di affrontare una prossima campagna elettorale al massimo delle sue possibilità, per il PD, Bersani e i progressisti; ciascuno faccia fare un passo indietro alle diffidenze, alle tentazioni settarie, ai piccoli complotti che da tempo indeboliscono in nostro agire politico.

Mente aperta e occhi al futuro, con sobrietà e determinazione.

Grazie fin da ora a chi, indipendentemente dal voto che esprimerà, saprà cogliere la grande occasione che abbiamo a disposizione.557304_10200367025003322_1452894359_n

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