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Martedì 7 agosto il Senato ha approvato definitivamente il primo decreto di questo governo, il cosiddetto “decreto dignità”, che è stato però esaminato e discusso soprattutto alla Camera. Purtroppo alla prova dei fatti si è rivelato essere un vero e proprio decreto disoccupazione. Quella che doveva essere la “Waterloo della precarietà” si è trasformata nella Caporetto della propaganda gialloverde.
Il decreto è stato annunciato il 3 luglio e da allora sono passati ben 10 giorni prima che il governo riuscisse a pubblicarlo in Gazzetta Ufficiale completo di tutte le coperture; abbiamo assistito ad assurdi scontri sulle relazioni tecniche che certificavano la perdita di posti di lavoro causata da questo decreto [leggi] ; infine il governo ha risposto negativamente a tutte le richieste di buon senso che venivano dal mondo del lavoro e dal Partito Democratico. Il decreto contiene causali inapplicabili e un aumento dei costi sui rinnovi che renderanno la durata massima dei contratti a termine, negli effetti, di soli 12 mesi; mette risorse risibili sugli incentivi al lavoro stabile; punisce il lavoro in somministrazione che rappresenta la forma di flessibilità più tutelata nel nostro Paese; licenzia 7000 insegnanti compresi quelli con disabilità; crea ben 4 regimi diversi per i contratti a termine a causa della confusione sul periodo transitorio. Il Partito Democratico è riuscito a far passare alcune indispensabili modifiche, come sul tema dei licenziamenti [leggi] o dell’esclusione dei costi per colf e badanti [leggi].
Su tutti gli altri temi, la maggioranza è rimasta sorda alle nostre concrete proposte di modifica.
Gli effetti del decreto non si fanno attendere: dopo i casi Nestlè e Poste, anche in Toscana 250 lavoratori sono stati lasciati a casa [leggi].
Qui trovate il dossier dei Deputati PD che spiega nel dettaglio cosa sta. [leggi]
Continueremo a sfidare il governo chiedendo il taglio del costo del lavoro stabile, la messa in campo di vere politiche attive del lavoro e nuove tutele come salario minimo ed equo compenso. Con la prossima legge di Bilancio, sarà indispensabile riuscire a bilanciare i danni di questo decreto disoccupazione.

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