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Pochi giorni fa con Emanuele Fiano sono stata a Mondovì per incontrare Aldo Rolfi. Sulla porta della casa di Aldo ieri mattina era comparsa una gravissima scritta antisemita. La mamma di Aldo, Lidia Beccaria Rolfi, è stata staffetta partigiana e deportata a Ravensbrück. Lidia prima ed Aldo poi da sempre hanno contribuito nella preziosa trasmissione della Memoria e vi confesso che da ieri vivo con profonda amarezza quanto è successo.
Qualcuno prova a dire che è “una bravata di qualche ragazzo”, io non so chi sia stato e non so dove sia il confine tra bravata, ignoranza o altro a cui non riesco a dare definizione. Vivo però quel gesto come un abuso ed una violenza. Si, una violenza non solo alla memoria di una donna straordinaria ma a tutta la nostra comunità cuneese, che ha visto tanti, troppi morti e troppo dolore durante la Seconda Guerra Mondiale. Anche per questo la nostra provincia è Medaglia d’oro al valore civile.
Ecco perché sento che quel gesto non è solo uno sfregio alla memoria di Lidia, ma anche alla nostra memoria e storia collettiva. Per questo ieri sera ho sentito l’esigenza quasi viscerale di stare lì, in mezzo a quel vicolo a lei intitolato, quasi in silenzio, salutando solo i tanti amici e le persone che conoscevo e non vedevo da tempo. Questo gesto ferisce tutti, ci lascia senza parole ma al contempo ci deve interrogare sulla società in cui viviamo oggi, sul clima in cui si creano questi pensieri oscuri, o meglio dove rinasce la banalità del male.
Dobbiamo tornare più e meglio a studiare quella storia, a trasferirla a chi non ha ascoltato dai testimoni di quel tempo con molta delicatezza e attenzione. Oggi parlare con Aldo è stato commovente, così come vedere il taccuino di Lidia, i suoi disegni, la sua calligrafia precisa, dignitosa, nonostante il luogo di prigionia. Aldo poi ci ha letto quella frase che sempre mi ha accompagnato in questi anni dopo la lettura dei libri della madre, una frase scritta da Lidia su un foglio ormai ingiallito che da quando la lessi la prima volta mi è rimasta addosso.
“Voglio vivere per tornare, per ricordare, per mangiare, per vestirmi per darmi il rossetto e per raccontare forte e per gridare a tutti che sulla terra esiste l’inferno”.
Ecco, ripartiamo da lì, non rinunciamo a costruire l’unico vero antidoto al veleno dell’antisemitismo e facciamolo con continuità per non dimenticare mai l’orrore del nazismo, l’inferno in terra non deve tornare. Mai più.

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