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Le deleghe al Governo comprese nel disegno di legge ora depositato al Senato – che si sommano agli interventi di cui al decreto legge in via di conversione alla Camera – sono sostanzialmente cinque:
1) ammortizzatori sociali;
2) riordino della normativa sui servizi e la politica attiva per il lavoro;
3) e 4) semplificazione di procedure e adempimenti e per il riordino dei rapporti di lavoro;
5) maternità e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Il Governo dovrà poi dare attuazione con uno o più decreti legislativi entro sei mesi dall’entrata in vigore. Stando alle dichiarazioni del Ministro Poletti, si intenderebbe chiudere la prima fase entro l’anno, per passare alla piena attuazione nella prima metà del 2015.
Tre punti, credo vadano di seguito sottolineati.

Tra queste deleghe, una parte centrale nel tema di questa newsletter assume il riordino delle forme contrattuali: è qui che troveranno (o dovrebbero trovare) senso alcune delle proposte di cui ho scritto; tra queste, anche quella di un contratto di inserimento a tutele progressive – ma a tempo indeterminato – con cui possano coordinarsi le altre forme di lavoro a termine o di apprendistato. In questo senso, con le dichiarazioni di ieri, 16 aprile, il Ministro Poletti sembra aver recepito in parte la nostra sollecitazione a differenziare più chiaramente le forme contrattuali secondo il principio per cui la flessibilità va pagata e la stabilizzazione incentivata: vedremo in che modo si concretizzerà la promessa di un tempo indeterminato 10-12% meno costoso, e quindi più vantaggioso per le aziende, del tempo determinato.

Una seconda sottolineatura voglio farla, rimandando al tema della Youth Guarantee, rispetto al rafforzamento delle politiche attive per il lavoro attraverso la creazione di una Agenzia Nazionale per l’Impiego. La sottolineatura è per ora positiva in quanto, insieme alla struttura di missione già attiva per la Garanzia Giovani che comprende i diversi soggetti parte del servizio pubblico all’impiego, si inizia a rispondere a quelli che sono fra i maggiori deficit riscontrati in questi anni in questo servizio: la frammentazione degli interventi e la grande disomogeneità territoriale, a causa delle quali solo una percentuale ridicolmente bassa di chi si affida ai Centri per l’Impiego trova effettivamente lavoro (secondo l’Isfol solo il 3,9%, percentuale che fra i giovani scende al 2,7%).

Un terzo punto che, a mio giudizio, meriterà di essere approfondito con grande attenzione proprio vista la situazione di “debole crescita senza occupazione” (in cui come detto potrebbero paradossalemente allargarsi ancora le diseguaglianze) sarà quello della riforma degli ammortizzatori sociali e della previsione di forme di compenso orario minimo e di sussidio di disoccupazione.

Qui una sintesi del ddl delega (file pdf).

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