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incontro nadia murad

Ho avuto il privilegio di conoscere una giovane donna, Nadia Murad. A soli 22 anni, ha già conosciuto i peggiori orrori della guerra e del fanatismo religioso. Sfuggita all’ISIS, dopo mesi di torture, oggi viaggia per testimoniare ciò che ha visto. Il Time l’ha inclusa nella lista delle cento persone più influenti al mondo dove spicca, secondo il magazine americano, come “un faro di luce e di verità”.
Nadia è irachena ed appartiene al popolo yazida: lo Stato islamico (ISIS) per questa “colpa”, nel 2014 l’ha rapita insieme a circa 5mila persone della sua minoranza, quasi tutte donne. Per tre mesi è stata brutalmente torturata e stuprata. Ripetutamente. Sua madre è stata uccisa, altrettanto i sei fratelli. Si contano circa 40 fosse comuni dove sono stati “gettati” i corpi.Lei ha provato più volte a scappare: ce l’ha fatta nel novembre di due anni fa e ora vive da rifugiata in Germania. Ha 22 anni. Ci ha raccontato di bambine di 9 anni stuprate, anche in gruppo.Ha deciso, ora che può viaggiare, di raccontare, perché il mondo apra gli occhi. Nel dicembre scorso ha avuto il coraggio di denunciare la tragedia sua e delle altre donne all’ONU, di fronte ai Paesi del mondo. “Purtroppo dopo quel discorso non è cambiato nulla per le 3.500 prigioniere yazide – ha ammesso amaramente – la situazione è ferma”. Ad un certo punto ha aggiunto “certo quando racconto questa storia le persone rimangono sconvolte e si crea un’empatia ma poi non cambia la situazione nè qui nè la – ora chiediamo che venga riconosciuto il genocidio che si sta compiendo del nostro popolo, chiediamo anche all’Italia di aiutarci”. Ecco, per parte mia Nadia, ci proverò.
Con lei, che dietro un muro c’è stata, abbiamo parlato anche dei “muri” che tornano ad erigersi in Europa. Sono volti e storie come le sue, quelle che qualcuno è disposto ad abbandonare fuori. Ricordiamocene.

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