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In aula ricordiamo Nelson Mandela e visto che non l’ho fatto prima, (mi scuserete per i miei tempi non giornalistici), ma credo sia giusto ricordare anche qui e ancora di più oggi la sua figura.
Nelson Rolihlahla Mandela è stata una delle pochissime figure del Novecento che ha determinato in modo positivo e netto la storia di una nazione e per certi versi del mondo intero.
Il Sudafrica e la sua transizione verso una democrazia multi-razziale devono infatti moltissimo a Madiba, tra i nove leader dell’ANC condannati a Rivonia, il più famoso prigioniero politico degli anni Ottanta, poi leader del dialogo con il governo di Fredrik de Klerk, primo presidente del Sudafrica democratico e infine tra i pochissimi capi di Stato africani a ritirarsi volontariamente dalla scena politica dopo solo un mandato di governo.
Il grande carisma personale, l’esperienza della militanza in clandestinità, la maturazione politica e umana avvenuta in carcere, la durezza delle costrizioni dal punto di vista della vita privata sono tra gli elementi che contribuirono a creare una figura capace di condurre in modo determinato, equilibrato e visionario sia le difficili fasi della negoziazione che il processo di creazione di una nuova identità sudafricana. Il messaggio della nazione arcobaleno ha una valenza globale: con il proprio esemplare comportamento di leader, di politico e di guida ideale Mandela ha riscattato un continente, l’Africa, troppo spesso bollato come “fallito”.
E ha reso reale una speranza, quella di un paese governato dalla ferocia dell’apartheid divenuto democrazia, che non può che essere concreta speranza globale.

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