Venerdì 24 novembre, il cosiddetto “Black Friday”, i lavoratori del centro di distribuzione Amazon di Piacenza hanno deciso di scioperare per chiedere condizioni di lavoro più dignitose.
Trattandosi della nota multinazionale degli acquisti online, in molti lo hanno considerato un evento eccezionale. Io credo invece che questo sciopero ci abbia riportato con i piedi per terra, ovvero a discutere delle condizioni di lavoro nella quarta rivoluzione industriale. Aldilà dei robot e degli algoritmi che sostituiscono parte del lavoro umano, gli interrogativi veri che dobbiamo porci riguardano sia la tutela di chi in mezzo a quei robot o sotto i comandi dell’algoritmo svolge lavori usuranti per il fisico e la mente, sia la necessità di riqualificare quei lavoratori che a causa dell’innovazione rischiano di essere esclusi dal mercato.
Ne ho discusso recentemente con alcuni ricercatori all’iniziativa organizzata dalla Fondazione Eyu, “Human-Machine”, durante la quale sono stati presentati alcuni studi sulle tendenze che assumerà il mondo del lavoro [leggi].
A dicembre sarà invece pubblicato il mio intervento sulla Rivista giuridica del lavoro inerente la gig economy, l’economia dei lavoretti, e la necessità di una sua regolazione anche dal punto di vista dell’allargamento dello welfare.

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