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Ieri la visita del ministro Cécile Kyenge a Saluzzo ha segnato una tappa fondamentale. Un bilancio positivo, sia sul piano operativo che per il suo valore simbolico.

Il primo Ministro di colore della storia repubblicana – arrivata lei stessa in Italia come migrante e, da italiana, simbolo di una integrazione possibile – ha testimoniato con la sua presenza la presa in carico del problema.
Questo suo impegno, insieme al nostro, è solo il primo passo verso una soluzione attesa.

Negli anni passati, mentre il fenomeno incrementava fino all’emergenza, i Comuni e gli operatori sul territorio erano stati lasciati drammaticamente soli dalla destra al governo locale e nazionale. Spesso i livelli istituzionali superiori sono stati assenti o, ancor peggio, intenzionalmente distratti. L’effetto di questo è stata la disorganicità degli interventi, e quindi la loro inefficacia, nonostante gli sforzi di tanti.

Il Ministro ha preso l’impegno, partito proprio con il tavolo di lavoro all’APM, di invertire decisamente la rotta: il caso di Saluzzo sarà da subito parte integrante di un coordinamento ministeriale, il quale si avvarrà delle buone pratiche raccolte nei mesi passati in tutta Italia e le integrerà finalmente in una unica strategia nazionale. Sono convinta che ragionando il fenomeno finalmente in maniera complessiva – quindi libera da interessi elettorali o blocchi che localmente possono formarsi – costruiremo gli strumenti migliori per una soluzione.

La maggioranza dei soggetti del territorio, infatti presenti ieri, ha capito che solo collaborando ognuno secondo le proprie responsabilità è possibile costruire una soluzione efficace e duratura. Al contrario, la Provincia e la Regione a guida leghista hanno disatteso ancora una volta al proprio ruolo non partecipando ai lavori. Una grave dimostrazione di insensibilità istituzionale, di fronte ad un Ministro della Repubblica in visita, ma soprattutto civica e sociale. Una decisione che offende quanti, al contrario, sono impegnati con noi per una soluzione: comuni, Prefettura, associazioni e categorie produttive.

Un contributo fondamentale è stato quello portato dagli stessi migranti. Non è stata purtroppo possibile una visita al campo per ragioni di sicurezza. Una scelta presa da chi di competenza a tutela del Ministro e dei migranti stessi, anche date le manifestazioni annunciate da formazioni della destra estrema e xenofoba. Si è subito lavorato perché almeno una rappresentanza di loro potesse partecipare in sicurezza all’incontro. Per questo, voglio ringraziare personalmente ognuno dei cinque migranti che sono intervenuti, che ci hanno raccontato con le loro parole le difficoltà di questi mesi, aiutandoci a mettere sul tavolo con ancora più forza e urgenza le loro esigenze.

Confido che a questo impegno collettivo vogliano ora contribuire attivamente anche coloro i quali spesso sono sembrati privilegiare la ricerca di un proprio spazio politico piuttosto che un cambio effettivo delle cose: forse perché questo loro spazio limitato dai numeri o forse perché il proprio impegno individuale ormai orfano di un riferimento nazionale (unica scala, questa, alla quale siano affrontabili problemi di queste dimensioni e con questa diffusione).

Dopo ieri, possiamo dire con ancora più decisione che la via per la buona integrazione che vogliamo non si arresta: mettendo un passo dopo l’altro sulla via che non da oggi abbiamo scelto – comprendendo le difficoltà e superando insieme gli errori del passato- siamo ora chiamati a costruire nel concreto quelle condizioni di dignità, lavoro e giustizia per cui combattiamo.

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