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Domenica 15 aprile a Bologna è accaduto qualcosa di importante: per la prima volta i fattorini -rider- di tutta Italia si sono dati appuntamento in un’assemblea nazionale, per condividere le loro difficoltà e costruire insieme la lotta per i loro diritti. Il Partito Democratico deve fare sue le loro battaglie, perché le loro battaglie sono il cuore della nostra politica del lavoro: chiedono salario minimo, salute e sicurezza sul lavoro, preparano una carta di rivendicazioni, di tutele indispensabili nella gig economy.

Creare diritti universali è stato il nostro intento per 5 anni e le novità della legge 81 per il lavoro autonomo ne sono l’esempio più forte. Ora dobbiamo andare oltre: a riempire quel vuoto normativo fra lavoro autonomo e dipendente che le piattaforme digitali hanno fatto proprio, scaricando sui lavoratori gran parte dei propri costi.
Noi rifiutiamo di credere che nel lavoro 4.0 l’essere umano sia solo un margine, perché il lavoro resta per noi il primo strumento di dignità dell’individuo e dignità significa un reddito per se stessi e per i propri cari, contributi per la pensione, supporto in caso di malattia, maternità, infortunio. Il progresso tecnologico può portarci al progresso sociale o a maggiori disuguaglianze: dipende solo da come scegliamo e permettiamo di utilizzarlo.

Per questo dobbiamo iniziare a lavorare in Parlamento per i rider e per i loro colleghi che al posto di un pasto caldo consegnano la spesa, o i medicinali, o fanno da babysitter e da colf, distribuiti dalle app in giro per le città italiane. Non appena saranno formate le commissioni parlamentari, mi impegnerò ad invitarli alla Camera perché vengano ascoltati da tutte le forze politiche.
Perché il futuro del lavoro dobbiamo scriverlo con chi lo sta vivendo sulla propria pelle.

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