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Continua la rassegna di storie di giovani e di lavoro: in questo numero, il racconto dell’esperienza di Umberto Brignone e della Pasticceria Brignone di Dronero (CN).

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1) Qual è la tua attività? Cosa ti ha spinto ad intraprenderla?
Sono socio al 50% con mio padre dell’attività di famiglia: la nostra è una pasticceria artigianale che da più di 50 anni, e passando attraverso 3 generazioni, continua nella produzione totalmente manuale dei dolci tipici della nostra provincia, la provincia di Cuneo.
La nostra è una micro-eccellenza, una squadra formata da 4 persone: io e mio padre, appunto, e due dipendenti (una commessa ed un pasticcere).
In una realtà piccola come questa è ovvio che mi ritrovo (io come mio padre) a ricoprire più ruoli: dalla produzione in laboratorio, alla vendita diretta, alla gestione della contabilità, alla partecipazione a fiere.
La tradizione, che da più di mezzo secolo caratterizza l’attività della nostra famiglia, sicuramente ha influenzato la mia scelta nel continuare questa attività. 

2) La scuola che hai fatto ti ha aiutato? Ti ha dato gli strumenti utili per scegliere il tuo lavoro e per proseguirlo?
Mi sono laureato in Management and Communication alla scuola di amministrazione aziendale di Torino meno di un anno fa, con una tesi intitolata: “L’innovazione del processo d’esportazione dei prodotti agroalimentari tipici”.
L’esperienza universitaria mi è davvero servita molto: pur avendo frequentato una scuola piuttosto settoriale, durante questo percorso di studio ho capito quale sarebbe stata la mia strada. Nei tre anni passati a studiare, infatti, mi sono incaricato in prima persona della partecipazione a fiere e manifestazioni per promuovere la pasticceria di famiglia, con dei risultati del tutto inaspettati: dai complimenti, dalla curiosità e dalla soddisfazione dei clienti incontrati ho capito che lasciar perdere l’attività che ci contraddistingue ormai da più di 50 sarebbe stato, oltre che un gran peccato, anche una mancanza di rispetto verso chi mi ha preceduto. Inoltre, grazie ad un’esperienza di studio in Germania di 6 mesi e un tirocinio in Belgio di 5, ho avuto modo di migliorare sotto il punto di vista delle lingue straniere, fondamentali in un’ economia globalizzata come quella odierna. 

3) Come mai la scelta del lavoro autonomo? Quali aspetti positivi o difficoltà particolari hai incontrato?
Ho già parzialmente risposto nella domanda precedente, ma, fondamentalmente, è stata una scelta di cuore, prima che di tornaconto personale. Appena laureato, circa un anno fa come detto, ho ricevuto diverse offerte di lavoro (grazie anche sicuramente alle esperienze all’estero che ho avuto modo di fare), che però ho subito scartato, in quanto sapevo già cosa avrei voluto “fare da grande”.
Gli aspetti positivi sono sicuramente riscontrabili nel fatto che qualsiasi iniziativa o decisione tu possa prendere, sai (o comunque speri) che i risultati poi arriveranno direttamente a te ed alla tua attività, senza passare attraverso terzi, intermediari o superiori.
Penso che il sogno di ogni imprenditore sia quello di dare lavoro a famiglie, creare benessere alla società nella quale la propria impresa opera, grazie ad investimenti che, a mio parere, dovrebbero sempre essere volti al bene dell’attività e dei dipendenti.
La difficoltà più grande sta nel riuscire a strutturare ed organizzare un’azienda che per più di 50 anni ha lavorato secondo determinati criteri, e che ora si trova ad un bivio cruciale della propria storia. Per fortuna, devo ringraziare mio padre che, in questo delicato momento, si sta mettendo a disposizione con tanta voglia ed apertura mentale per cercare di cambiare le cose. 

4) Sei pentito o consiglieresti a qualcuno di prendere spunto dalla tua esperienza?
Beh sicuramente pentito no. È vero che tante volte penso che sarebbe più facile essere dipendente, sapere che si lavorano solo determinate ore alla settimana, e che quando si esce dal lavoro ci si può dedicare completamente ad altro.
In un mestiere come questo, invece, non si può: si lavorano anche i sabati e le domeniche (se non in negozio in qualche fiera o manifestazione), si hanno pochi giorni di chiusura all’anno (un po’ dopo Natale ed un po’ a Giugno) e bisogna essere disposti a fare tanti sacrifici. Ma è ciò che ho voluto fare io, nessuno me l’ha imposto e né tanto meno sono stato obbligato dalle circostanze, per cui sono contento.
Sicuramente, a qualcuno che volesse prendere spunto dalla mia esperienza, consiglierei solo di fare ciò che piace: penso che non ci sia nulla di più appagante di scendere dal letto la mattina ed avere voglia di impegnarsi nel proprio lavoro. 

5) Progetti per il futuro?
Si, sicuramente abbiamo molti progetti per il futuro: il più ambizioso è sicuramente quello di creare un nuovo laboratorio artigianale ad emissioni 0 completamente indipendente dal punto di vista energetico. Con questo progetto, inoltre, vorremmo aumentare anche il numero del nostro organico, creando posti di lavoro in un territorio che ha subito importanti tagli occupazionali (come un po’ ovunque, alla fine, a causa della crisi).
Il mio sogno è quello di far arrivare i nostri prodotti ai palati di quante più persone possibili, riuscendo a continuare a fare le cose come abbiamo sempre fatto. Vorrei arrivare a far conoscere i Droneresi (il nostro prodotto maggiormente conosciuto e commercializzato) ad un pubblico maggiore, sicuramente non esagerato, ma consapevole e responsabile del dolce che sta mangiando.
Inoltre, auspico che il mio lavoro possa portare sempre più turisti e visitatori in quest’angolo di paradiso nascosto che è Dronero e la Val Maira intera, dove natura, sapori, tradizioni e storia si fondono in un tutt’uno, creando un ambiente davvero affascinante.

info etc: sitoweb / pagina Facebook

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