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Riprendiamo questa rubrica che racconta alcune belle storie di giovani della nostra provincia: Thomas Pepino, un giovane architetto cresciuto nella Granda che attraverso la sua professione sta lavorando in Italia e nel mondo.

1) Thomas, di cosa ti occupi? E cosa ti ha spinto a intraprendere questa attività?
Mi occupo di progettazione architettonica e urbana, direzione lavori, coordinamento sicurezza e insegnamento, cercando di abbracciare diversi settori che partecipano al dialogo tra architettura e società civile. Dal 2010 ho fondato GreenBox, un incubatore di idee in San Salvario, un centro culturale indipendente che da quasi dieci anni ha collaborato con diverse realtà del territorio, organizzando corsi di formazione, eventi culturali e attività espositive. Quello che maggiormente mi ha spinto a intraprendere questo percorso è la passione incondizionata verso una disciplina eterogenea in grado di lasciare nel tempo piccole orme al suolo, strettamente connesse con la crosta terrestre. La mia attività progettuale è un percorso caratterizzato da molteplici azioni che osservano il passato per il futuro, ri-significando rapporti formali tra segni, promuovendo l’incontro tra semiotica ed estetica.

2) Qual è stato il tuo percorso di studi? Hanno influito gli studi superiori sulle tue scelte successive?
Dopo il liceo ho frequentato un anno all’Accademia delle Belle Arti, mi piaceva ma non era il taglio di studi che volevo intraprendere. Mi sono trasferito a Torino e dopo la laurea magistrale al Politecnico, ho conseguito presso l’Università degli Studi di Padova un master di II livello studiando il rapporto tra forme dell’architettura contemporanea e rigenerazione urbana. Nel tempo ho acquisito ulteriori specializzazioni tra Milano e Torino sempre su temi analoghi ma allo stesso tempo molto settorializzanti. Gli studi superiori non sono stati determinanti nella scelta del mio percorso di studi, hanno sicuramente contribuito a definire meglio quelli che possono essere i sogni di un ragazzo in fase di crescita, coltivando passioni e allargando la sfera degli interessi, ma le passioni, e qui lo ripeto, sono state l’obiettivo primario che fin dalle elementari mi hanno portato a concretizzare un sogno: volevo fare l’Architetto.

3) Quali aspetti positivi o difficoltà particolari riscontri in qualità di lavoratore autonomo professionista?
Ci sono momenti in cui ti sembra di non vedere aspetti positivi, poi ti ricordi che sei innamorato: questo è la professione. Si tratta sempre di tempo e soldi: mancano entrambi. Gli aspetti positivi sono dettati dalla possibilità di gestire il tempo in maniera autonoma, d’altra parte la differenza tra un autonomo e un dipendente, sta nel fatto che l’autonomo divora qualunque momento disponibile a discapito delle persone che lo circondano. La professione dell’architetto è un po’ come il buon vino: il primo invecchiando nobilita le proprietà organolettiche, il secondo esercitando la professione allena l’occhio e acquisisce maggiore consapevolezza. In questo momento storico, in Italia, la nostra categoria produce architettura mediocre, non si punta alla bellezza e alla qualità, ma al ribasso nel minor tempo possibile. Un progetto di rigenerazione urbana in grado di partecipare alla logica insediativa, dovrebbe invece seguire una linea analitica che ricorre a una interminabile riflessione intellettuale sull’interpretazioni dei segni che la physis ci ha trasmesso nel corso dei secoli. Noi, in quanto progettisti della terra, dobbiamo interpretare i segni e le memorie attraverso un disegno che si trasforma in architettura. Un processo di sintesi e scelte che dovrebbe essere fatte solamente leggendo il territorio in modo da completare il continuum del passato, ridando significato alle parti morte della città. Siamo una categoria in sovrannumero, con sempre meno opportunità, allettati dai grandi studi esteri che macinano progetti importanti lasciando nella mente delle nuove generazioni solo immagini da copertina senza una vera e propria riflessione sull’arte del costruire.

4) Cosa ne pensi della tua esperienza? È un percorso che consiglieresti?
Ho potuto girare il mondo vincendo un prestigioso premio internazionale, studiando le forme delle città e successivamente avendo la possibilità di visitarle personalmente. Sono stato vicino a Renzo Piano, una persona altamente carismatica, in grado di trasmettere esperienza e professionalità ad altissimi livelli. Il percorso è sicuramente un percorso lungo, richiede dedizione e molta passione. Parafrasando un proverbio arabo, i frutti dell’albero del silenzio, risiedono nell’analisi territoriale e sono il frutto di un discorso introspettivo, una ricerca atta a interpretare i fatti della realtà per un progetto in divenire. Quell’albero, dove crescono i frutti della pace, risiede nel nostro modus operandi, nella maniera in cui proviamo ad accettare le sfide che la professione ci pone: vittorie, sconfitte, delusioni, occasioni mancate, sono le avversità che aiutano a crescere, senza di esse non potremmo seguire il nostro percorso, non potremmo assaporarne il frutto della pace, l’esito della nostra dovizia. Consiglio alle nuove generazioni di progettisti di non arrendersi, è un percorso di crescita continua, pieno di soddisfazioni.

5) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Dopo aver presentato per il Comune di Este un progetto per la valorizzazione e rigenerazione urbana, in grado di mettere a sistema le diverse criticità di una città attraverso una forma progettuale che dialoga tra architetture permanenti e temporanee, vorrei proporre un iter progettuale analogo a tutti quei Comuni che non hanno sviluppato una vera identità capace di rendere il cittadino parte attiva della vita dei luoghi. L’obiettivo è volto a valorizzare nuovi flussi turistici, economici e sociali capaci di produrre un’immagine della città in grado di risollevare l’infausto destino delle aree urbane non organizzate, con occasioni di sviluppo, trasformando una situazione di disconnessione, in un potenziale elemento attrattivo. I miei progetti per il futuro più prossimo sono quelli di continuare a coniugare ricerca e progettazione. Sto ultimando una pubblicazione sulle mie ultime esperienze del 2018 che uscirà attraverso una monografia verso la metà del 2019. Lavoro tra Cuneo, Torino e Milano, occupandomi di temi legati alla morfologia urbana e al paesaggio.

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