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Prosegue questa rassegna di storie di giovani e di lavoro: in questo numero, il racconto dell’esperienza di Gianluca Brignone che qualche anno fa ha fatto una importante scelta di vita, lasciando il proprio lavoro per dedicarsi alla produzione di ceramiche.

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Qual è la tua attività? Cosa ti ha spinto ad intraprenderla?
Sono un ceramista, progetto e produco oggetti in ceramica di vario tipo. Ho iniziato spinto da una grande passione nata dalla materia stessa, dal piacere che provo nel manipolarla e nella possibilità di indagarne le forme. Devo dire poi che il forno mi fa tornare un po’ bambino, perchè sono sempre curioso di aprire e vedere cosa è successo nelle 24 ore che richiede la cottura: essendo io persona sempre distratta da molte cose ed interessi differenti, la ceramica mi ha catturato completamente proprio perchè ci sono sempre delle novità punto vista cromatico, incognite e alchimie diverse. Le tecniche sono moltissime, e tuttavia si può sempre cambiare anche all’interno delle tecniche consolidate, così che non si finisce mai di scoprire.

La scuola che hai fatto ti ha aiutato? Ti ha dato gli strumenti utili per scegliere il tuo lavoro e per proseguirlo?
Io ho fatto percorso didattico particolare: ho frequentato l’istituto alberghiero per 5 anni e mi sono diplomato cuoco, ma poi ho abbandonato questa via. Ho fatto altri lavori fino a che non mi sono iscritto al Liceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo, al serale: sono stati 4 anni durissimi perchè lavoravo di giorno e studiavo di notte, ma interessantissimi. Ho dato molto a questa scuola in termini di impegno e ne sono uscito con capacità artistiche e progettuali che poi mi sono stati utili, anche se non ho appreso specificamente le tecniche che ho imparato dopo, come autodidatta, provando e sbagliando. In più, grazie ai 100 centesimi del mio diploma, ho potuto avere una borsa di studio con cui comprato il tornio.

Come mai la scelta del lavoro autonomo? Quali aspetti positivi o difficoltà particolari hai incontrato?
Un tempo in Piemonte c’era una realtà ceramica importante che, nel nostro territorio, aveva in Mondovì un distretto industriale molto radicato. Questa ricchezza si è andata a perdere e oggi non c’è più un tessuto industriale dove essere assunti come ceramista, per cui il lavoro in proprio è una scelta obbligata. Io ho comunque scelto un lavoro in cui posso esprimermi seguendo tutta la filiera dalla a alla z, e non solo una parte del processo. Nel fare questo ti rendi conto come devi avere rispetto per altri tempi: i tempi della terra, che deve asciugare e che prima di prendere forma deve essere plastica. E’ quasi una metafora per ogni essere umano, che per trovare la propria forma deve prima mettersi nella disponibilità.

Sei pentito o consiglieresti a qualcuno di prendere spunto dalla tua esperienza?
Consiglierei certo questo percorso di conoscenza, anche se essendo io autodidatta il percorso che ho fatto è stato molto mio. Ci vuole però molta caparbietà e tenacia per superare gli errori e le difficoltà, specie all’inizio, quando era anche più difficile incontrare il gusto delle persone. Per questo devo veramente ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicino e mi hanno supportato fin dall’inizio.
Per chi fosse interessato, consiglierei di cercare dei corsi anche se nella zona di Cuneo non è così semplice. Spesso mi sono imbattuto in difficoltà anche da parte degli insegnanti per insegnare: ci vorrebbero occasioni di formazione un po’ più specifica sul territorio, perchè potrebbe essere una risorsa nel futuro. Le capacità le troviamo dentro di noi e da soli: bisogna allora investire sia nella risorsa umana che in quella tecnica, che ci sono e potrebbero essere messe meglio a disposizione.

Progetti per il futuro?
Oggi io non ho partita Iva perchè non potrei permettermi i costi. Così, non posso mettere in vendita le mie creazioni che in modo “sporadico ed occasionale”, come dice la legge. Sono quindi obbligato ad avere un altro lavoretto per riuscire a sostenere questa mia passione. Vorrei però un giorno potermi permettere un laboratorio come si deve, con un’insegna e tutto il resto, prendere la partita Iva e pagare le tasse come un “operatore del proprio ingegno”. Questo è il mio più grande sogno nel cassetto. Ma a piccoli passi sto crescendo, ho iniziato a fare progetti più impegnativi. Sono molto fiducioso nel futuro.

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