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Il 16 settembre sono stata a Genova alla cena di beneficienza organizzata dal Partito Democratico per l’emergenza. Con queste stupende volontarie e con tanti cittadini ho sperato che arrivasse presto il decreto per rispondere ai bisogni della città. Sparito per settimane dopo gli annunci di Toninelli, è stato finalmente pubblicato in gazzetta ufficiale il 1 ottobre.
Peccato che sia un decreto vuoto: manca ancora il Commissario per la ricostruzione del Viadotto Polcevera, i soldi per l’emergenza sono scarsi e non ci sono ammortizzatori sociali per artigiani e commercianti che hanno perso il lavoro. Mancano risposte per gli sfollati e per rafforzare il pubblico impiego
Sono sparite anche le risorse per il terzo valico, per il quale ora 150 lavoratori impegnati nella costruzione rischiano il lavoro. Della Gronda poi, neanche a parlarne. Il ponte Morandi non collegava soltanto le due parti della città, ma era passaggio obbligato fra la Liguria e l’Europa. Più rimanderanno la ricostruzione, più ne soffrirà Genova, il suo porto e l’Italia intera.
Prima di quella sera, ero già stata a Genova per incontrare gli assistenti sociali che stanno seguendo le persone in difficoltà a causa della tragedia. I genovesi chiedono giustizia, ma non quella fatta sui giornali o sui social network: giustizia vera e risposte rapide ai loro bisogni primari. In questi giorni ho depositato in Commissione lavoro una risoluzione parlamentare, perché il governo venga a discutere e a rispondere delle gravi mancanze per la città.

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