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Il 24 aprile Gabriele Del Grande, il giornalista italiano tra i registi del docu-film “Io sto con la sposa”, è stato liberato dopo oltre 10 giorni di detenzione illegale in Turchia, grazie ad un ottimo lavoro del Ministero degli Esteri. Arrestato senza capi d’accusa, è stato tenuto in carcere solo perché voleva recarsi a documentare le condizioni dei migranti che attraversano il confine siriano per fuggire dalla guerra, e negli ultimi giorni per protesta Gabriele aveva iniziato uno sciopero della fame.
Il suo caso è una dimostrazione di quali siano oggi le condizioni in cui versa il giornalismo in Turchia, dove il premier turco Erdogan ha da poco vinto un referendum costituzionale grazie al quale potrà esautorare il Parlamento e ricandidarsi a Presidente senza limiti al numero di mandati. L’Europa dovrà cambiare toni e azioni nei confronti di questo partner che si allontana dai valori democratici: in questo momento, sicuramente, l’ammissione all’UE non sarà facilmente praticabile, almeno finchè non verranno ristabiliti per i cittadini gli inviolabili diritti politici e civili.
In Italia spesso si parla a sproposito di Costituzione, dittatura e ruolo dei giornalisti: l’esempio turco dovrebbe essere ricordato a chi taccia di autoritarismo gli organi democratici del Paese, ma poi viene giudicato colpevole da Reporter Senza Frontiere di minacciare la libertà di stampa. Quest’anno, l’associazione giornalistica internazionale ci pone al 52° posto nella sua classifica. Facciamo un considerevole salto in avanti rispetto al passato, ma guarda caso viene evidenziato come un problema il Movimento 5 Stelle: con le sue continue minacce di querela e addirittura la compilazione di “liste di proscrizione” di giornalisti, i seguaci di Beppe Grillo vengono riconosciuti come il maggiore pericolo per l’informazione nel nostro paese. Non da meno sono i comportamenti tenuti dai suoi esponenti sui social network, dove con notizie false e tendenziose sfruttano il malcontento sociale contro gli avversari politici, come ad esempio la Presidente della Camera Laura Boldrini, più volte minacciata e insultata su Facebook. Non so se sarà possibile una legge anti-bufale nel tempo che rimane al Parlamento, ma in Germania questa è già stata approvata e sta spingendo FB ad un maggiore controllo sui contenuti che vengono diffusi sulle sue pagine. Sarà nostro dovere impegnarci perché anche in Italia nessuno possa sfruttare la mancanza di informazione e l’analfabetismo digitale per creare odio verso gli altri e consenso verso un partito politico.

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