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Nelle scorse newsletter ho dato notizia di un’iniziativa che mi vede prima promotrice in Commissione Lavoro: quella per l’Equo compenso [leggi]Questa norma, che si vuole estendere a tutte le tipologie di lavoro,è già prevista per tutti giornalisti freelance dalla legge n°233/2012. Una decisione della Commissione deputata potrebbe però ora limitare la platea dei beneficiari. Per questo, ho interrogato il Ministro del Lavoro.

La legge n°233/2012 è infatti finalizzata (Art. 1) ”a promuovere l’equità retributiva dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro non subordinato” e prevede per questo la costituzione di una apposita Commissione con due compiti sostanziali: definire l’equo compenso e redigere l’elenco degli editori che lo rispettano.

Tale compenso equo dovrebbe applicarsi a tutti i lavoratori non subordinati del settore (i cosiddetti “freelance”), che sono in gran parte giovani ma non solo. I giornalisti ”lavoratori autonomi” sono infatti oltre il 60% di quelli attivi e la maggior parte di loro guadagna meno di 5000 euro l’anno, spesso con compensi di pochi centesimi al rigo o di 1 euro ad articolo o servizio

Sennonchè in una delibera di gennaio 2014, questa Commissione, cui è attribuito il compito esclusivo di “definire” l’equo compenso, parrebbe aver stabilito limitazioni all’ambito di coloro cui si applichi la norma di legge. Ciò, se confermato, renderebbe l’equo compenso nei fatti non applicabile a tutti i lavoratori non subordinati del settore, al contrario di quanto testualmente previsto dalla legge 233/2012

Restando convinta che sia necessario introdurre parametri di equità fra lavoratori subordinati e non di tutte le tipologie, a parità di mansioni svolte, è allora ancora più importante che non si lasci spazio a sperequazioni là dove questa misura è già fattivamente in costruzione.
Per questo ho ritenuto di interrogare il Ministro del Lavoro.

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