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Approvata alla Camera la legge che regolamenta la figura dell’educatore. Obiettivo: dare pieno riconoscimento, assicurare equità e mettere ordine in una realtà molto variegata, che impiega circa 200.000 persone. Chi come me conosce bene gli ambiti educativi sociali e sanitari sa che questi sono cruciali per il welfare e lo sviluppo sociale: per questo è e sarà sempre più necessario un alto profilo professionale.
Dentro la giungla di titoli, infatti, già oggi si nascondono ingiustizie e disparità, a fronte di una normativa in materia complessa e a volte contraddittoria, ormai inadeguata ai tempi. Per accedere alle professioni educative, il riferimento sarà ora la laurea triennale, che avrà valore europeo.
Si definiranno così tre figure professionali: educatore socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e Pedagogista. Ovviamente, ci saranno norme transitorie per il passaggio dalla situazione attuale, tra cui ad esempio un tempo e un percorso formativo privilegiato per non danneggiare chi già lavora senza laurea, riconoscendo il lavoro svolto come competenza formativa acquisita. Inoltre, per coloro che lavorano da molti anni sarà possibile un’equiparazione anche senza conseguimento della qualifica. Insomma, un passo importante che permetterà una sempre maggiore qualità e riconoscimento dell’importante apporto nei settori dell’educazione formale ma anche di quella informale e non formale, nei luoghi molteplici della famiglia, delle carceri, della disabilità, dell’immigrazione, delle comunità territoriali. La legge si è arricchita nel corso dell’esame del contributo di associazioni di educatori, pedagogisti e non solo.
Per chi volesse approfondire, abbiamo preparato un dossier. (file pdf)

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