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Parlando di riforma dei contratti, non si può però non avere uno sguardo complessivo a come sta il lavoro oggi. L’Istat, lo scorso 1°aprile ha aggiornato i dati sulla disoccupazione: ne emerge un quadro ancora negativo, con cui dobbiamo confrontarci. Se ce ne fosse bisogno, questi numeri stanno ulteriormente a dimostrare come le cause della crisi occupazionale sono profonde, e che senza uno “shock” che rimetta in moto la crescita innanzitutto stimolando la domanda, mettere mano solo alle forme del mercato del lavoro non creerà di per sé un solo posto in più e non risolverà il problema.

Venendo ai numeri, appunto: 

  • a febbraio 2014 gli occupati sono tornati a scendere, sia rispetto al mese precedente (-0,2%) che su base annua (dell’1,6%).
  • anche il tasso di occupazione diminuisce (di 0,8% rispetto all’anno precedente) assestandosi al 55,2%
  • i disoccupati, vera nota dolente, sono arrivati a 3 milioni 307 mila, aumentando dello 0,2% rispetto al mese precedente (+8 mila) e del 9,0% su base annua (+272 mila).
  • Il tasso di disoccupazione è pari al 13,0%, in aumento di 1,1% nei dodici mesi.
  • I disoccupati tra i 15-24 anni sono 678 mila. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è ormai pari al 42,3%, in aumento tendenziale. Sappiamo poi che in alcune parti d’Italia questo numero è ben più alto, superando spesso il 52% nel Mezzogiorno e aggravandosi ulteriormente per le giovani donne (oltre il 60%). I disoccupati in questa fascia d’età sono l’11,3% del totale.

In sostanza, nonostante deboli segnali di ripresa industriale a fine 2013, sotto il profilo dell’occupazione la caduta non si arresta: scende il numero di chi conserva il lavoro (sia in termini assoluti che percentuali), salgono quindi i disoccupati (calcolati fra coloro che ancora sono in cerca) e, insieme, chi è scoraggiato ed un lavoro non lo cerca più. Da notare specialmente come, nella media del 2013, il numero degli occupati si sia ridotto di quasi mezzo milione (478 mila unità) in confronto al 2012. Nel corso dell’audizione sul DEF, il presidente Istat ha ulteriormente specificato questo dato: dal 2008 sono un milione i posti di lavoro andati persi. Un dato che riporta l’Italia indietro di trent’anni.
Il rischio che sembra delinearsi, in assenza di una forte inversione di tendenza, è quello di una lieve crescita ma senza occupazione, che aumenterebbe paradossalmente le diseguaglianze già allargatesi in questi anni.

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