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Nel corso di queste settimane, la Commissione Lavoro della Camera ha svolto numerose audizioni di strutture tecniche, rappresentanze professionali, parti sociali ed esperti. L’intenzione è stata quella di sentire quante più opinioni possibile da parte di chi vive o studia il mercato del lavoro, per completare il processo che un decreto “di necessità ed urgenza” non può fare e che invece è necessario e doveroso da parte del Parlmento nella conversione in legge. Mi fa piacere dare qui brevemente conto di alcuni dei contributi a mio parere più rappresentativi. Sono infatti convinta che la trasparenza delle azioni passi innanzitutto da quella delle informazioni. (Di seguito i resoconti di ISFOL, Confindustria e Cgil).

ISFOL
L’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori)  è un ente nazionale di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Si tratta quindi di una struttura tecnica che svolge “una attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione, informazione e valutazione” prevalentemente dal punto di vista statistico.

  • l’Istituto ha innanzitutto confermato, come detto, “una forte permeabilità” del contratto a tempo determinato “alle mutevoli condizioni derivanti dalla congiuntura economica”. Questo tipo di assunzione è caduto nel 2009 in corrispondenza alla diminuzione degli avviamenti al lavoro, muovendosi poi in maniera altalenante seguendo i timidi segnali di ripresa o le “ricorrenti gelate”. Si conferma così come l’utilizzo del contratto a termine sia molto sensibile alle prospettive generali dell’economia: il primo ad essere attivato di fronte a segnali positivi, il primo ad essere abbandonato in caso contrario
  • la legge Fornero, in termini relativi, ha innescato un maggior ricorso al tempo determinato (+5% nel corso del 2012); questi nuovi contratti sono poi state il larga parte di breve o brevissima durata
  • vi è stato almeno in parte un ”effetto pulizia”, per effetto di questa legge, rispetto ad altre forme di lavoro (specie quello intermittente, le collaborazioni a progetto e le partite iva): si è cioè indotto un maggior utilizzo del tempo determinato, visto come possibile punto di equilibrio tra flessibilità e protezione sociale
  • la legge 92/2012 ( con la possibilità di assunzione a-causale per un massimo di 12 mesi, circoscritta al primo contratto di lavoro tra gli stessi contraenti) e la legge 99/2013 hanno avuto, quindi, principalmente due effetti: 1) l’aumento dei rapporti a termine e la conseguente caduta di altre forme di lavoro 2)ma specialmente, la concentrazione di questo incremento nei contratti a breve durata (al di sotto dei 12 mesi)
  • per quanto riguarda l’apprendistato, dopo l’introduzione del Testo Unico del 2011 e le modifiche della legge 92/2012, si è registrata una “progressiva ed ininterrotta diminuzione”. Non è tuttavia semplice, per l’Isfol, determinare se questo sia per ragioni congiunturali oppure strutturali. Si sottolinea solo come possibile che questa forma da un lato preveda adempimenti considerati troppo onerosi, specie perchè dall’altro lato è percepita al pari di un tempo indeterminato. La lunga congiuntura negativa avrebbe così fatto il resto.
  • in più, a diminuire il ricorso all’apprendistato, avrebbe contribuito anche l’aumento del ricorso ai tirocini formativi (extracurricolari, cioè non inseriti nel percorso formativo e per questo non vincolanti per conseguire il titolo di studio) nello stesso periodo. La recessione economica avrebbe infatti generato una concorrenza fra i due, orientando i datori verso il secondo istituto, perchè meno impegnativo e più “flessibile”.
  • fra le cause di una mancata diffusione dell’apprendistato in Italia, vi è il mancato equilibrio per ora tra i costi e i benefici, per l’impresa sotto il profilo contributivo ma anche per l’apprendista, sotto il profilo della retribuzione e della formazione effettiva e spendibile.
  • in relazione alla nuova forma uscita dal decreto, si fa notare come “problemi possono derivare dalla mancata richiesta diella forma scritta per il Piano Formativo Individuale”. Questo, è infatti il documento da cui sia il datore che l’apprendista traggono la certezza del rispetto dei reciproci diritti e doveri in merito alla formazione. Le conseguenze negative, oltre che per il lavoratore privato di uno strumento con cui esigere la formazione a lui spettante, potrebbero essere anche per il datore di lavoro, se chiamato a dimostrare di aver adempiuto agli obblighi formativi.
  • infine, come già detto, anche l’Isfol rileva un rischio di contenzioso a livello europeo (dove l’apprendistato è individuato dalla Commissione e dalle normative come lo strumento principale da promuovere per l’ingresso nel mondo del lavoro), in ragione di un indebolimento troppo evidente della componente formativa e considerando la sentenza della Corte di Giustizia UE sui contratti di formazione-lavoro.

CONFINDUSTRIA
Sintesi dall’Audizione del Direttore Generale, dott.ssa Marcella Panucci

  • Confindustria sottolinea come la priorità sia oggi rimettere in moto la creazione netta di posti di lavoro. In queste prime timide fasi di recupero dell’attività produttiva p molto importante aumentare la risposta dell’occupazione alla dinamica dell’economia. Per questo, a fronte di prospettive ancora incerte per il futuro, ampliare la possibilità di fare contratti flessibili per durata può costituire una leva importante per indurre le imprese ad accelerare le assunzioni e quindi ridurre il periodo di “ripresa senza occupazione”
  • in quest’ottica, le misure di cui nel decreto vengono definite “ una risposta sicuramente iniziale e tuttavia molto importante, concreta e coerente con il disegno complessivo di riforma delineato nel disegno di legge-delega”
  • il decreto è visto anche come rafforzamento del processo di correzione di “alcune scelte discutibili compiute con la Riforma Fornero”. In quest’ottica, si è voluto dire che “il contratto a termine non è il simbolo della precarietà tout court, ma va considerato come uno strumento di flessibilità regolata.” Pertanto si sono giudicate molto positivamente le innovazioni normative del decreto, pur con alcune richieste di chiarimienti tecnici (riguardo il limite del 20% dei contratti a-causali)
  • si è detto che l’obiettivo di contrastare la segmentazione anomala del mercato del lavoro va perseguito in un’ottica di flexicurity
  • si ritiene positivo che non si pensi più alla possibilità di un contratto unico. Viceversa, la possibilità di introdurre nuove tipologie (contratto a tutele crescenti) deve essere valutata con molta cautela. Un’ennesima forma contrattuale potrebbe, secondo Confindustria, “allontanare dalla necessità di un ripensamento delle tutele che connotano il rapporto a tempo indeterminato.
  • Peraltro, nel nostro ordinamento è già presente un contratto di inserimento con tutele differenziate, il contratto di apprendistato, che va molto migliorato.” A questo proposito, si ritengono gli interventi non risolutivi al fine di favorire la diffusione di questo strumento, per cui “occorre rendere più flessibile e meno costoso l’utilizzo” (cui seguono alcune proposte tecniche, in merito a: destinazione del percorso formativo, azzeramento degli oneri contributivi, recessione dal contratto, abbassamento dell’età minima)

CGIL
Sintesi dell’Audizione della Segretaria Confederale, Serena Sorrentino

  • la Cgil non condivide l’impianto generale del provvedimento, con l’accelerazione data dal ricorso al decreto lagge e lo stralcio di questa parte della materia dal riordino complessivo dei contratti, invece necessario, previsto con la legge-delega. Le due ragioni alla base della decretazione d’urgenza (prima la semplificazione e riduzione del contenzioso; seconda la creazione di nuova occupazione) non sono risolte dall’articolazione del decreto.
  • si sottolinea una incongruenza con la disciplina europea sia per quanto riguarda i rinnovi e la reiterabilità dei contratti a termine, sia per la parte formativa dell’apprendistato così come riscritta. Si ravvisa al riguardo anche i rischio di incorrere in una procedura di infrazione.
  • per quanto attiene all’obiettivo della diminuzione del contenzioso, la nuova formulazione del contratto a termine modifica articoli o parti di articoli del d.lgs. 368/2001 e non altre, aprendo anche qui situazioni di incongruenza (per esempio nell’onere della prova di formazione in capo all’impresa, a fronte del venir meno della forma scritta)
  • i due obiettivi, da una parte quello di incrementare la possibilità di reiterare i contratti a termine costruendo una fungibililtà del rinnovo invece della proroga, dall’altra quello di una liberalizzazione completa dell’istituto, costituiscono un intervento pesante, incongruente con la formula che rimane nella previsione di legge per cui la forma comune di rapporto di lavoro è quello indeterminato
  • questi elementi relativi ai contratti a termine e alla formazione nell’aprendistato rischiano di cannibalizzare altre forme contrattuali esistenti e che avrebbero invece bisogno di essere attenzionate ed incentivate (obiettivo che potrebbe essere sancito da un nuovo Codice del Lavoro, ad esempio con la previsione di un contratto a tutele crescenti)
  • la Cgil si dice assolutamente favorevole a rifinanziare i contratti di solidarietà come ammortizzatore sociale nei casi di costanza dei rapporti di lavoro, ma il decreto stesso rimanda a successivi decreti l’individuazione dei datori di lavoro. Si dovrebbe pertanto puntare innanzitutto alla generalizzazione dei contratti di solidarietà e all’adeguato finanziamento, a partire dal colmare il non rifinanziamento fino all’80% di quelli attuali.
  • l’intervento sul Durc viene considerato totalmente sbagliato e si è richiesto lo stralcio di questa parte, vista anche come in giustapposizione rispetto il resto del decreto. Si è chiesto invece una discussione di merito rispetto le nuove previsioni di certificazione della regolarità contributiva, magari in collegamento con la revisione della disciplina delle norme sugli appalti per costruire un percorso di maggiore coerenza. Diversamente si rischia di deregolamentare una parte che potrebbe aprire a nuovi fenomeni di abusi ed irregolarità.
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