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Finalmente, l’Italia avrà un vero ed unico intervento contro la povertà. Alla Camera, abbiamo approvato misure che servono per dare un reddito di inclusione e più servizi sociali a chi vive in povertà assoluta, a partire dalle famiglie numerose o con figli disabili e dai disoccupati over 55. Sono intervenuta in Aula, per sottolineare la portata storica di un provvedimento che mette 1 miliardo e 600 milioni (che andranno certamente aumentati) là dove in passato i fondi sul sociale erano stati portati quasi a zero. Un intervento che non è solo economicistico, ma chiude l’approccio emergenziale e settoriale ponendo rilanciando una riforma organica e strutturale di tutti i servizi, avendo come obiettivo la dignità delle persone.


In sintesi, con questo provvedimento si mettono a disposizione nuove e ingenti risorse, impiegate per erogare contributi economici e servizi alla persona, oltre che per favorire percorsi di inclusione lavorativa e sociale.
Non solo la novità del reddito di inclusione, dunque, ma una riforma organica e strutturale del sistema delle politiche sociali che risponde a principi di equità, di efficacia nell’accesso e nell’erogazione delle prestazioni.
Si tratta di uno strumento universale, operante su tutto il territorio nazionale e permanente nel tempo, le cui risorse vengono dal Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, che ha già messo in campo uno stanziamento di 600 milioni per il 2016, e un miliardo a partire dal 2017 e che prevede la possibilità di incremento attraverso stanziamenti da altri provvedimenti di legge fino a coprire interamente la platea in condizione di povertà assoluta, cioè di coloro che non possono disporre dell’insieme dei beni e dei servizi necessari a condurre un livello di vita dignitoso.
Un approccio che tiene conto della persona, vista non solo nella sua condizione economica, ma con una valutazione multidisciplinare del bisogno.
I progetti di attivazione e di inclusione sociale divengono, così, personalizzati per il nucleo familiare e predisposti da una equipe costituita dagli ambiti sociali territoriali, più vicini al soggetto coinvolto, con la partecipazione anche degli altri servizi interessati. Per farlo è necessario un cambiamento nel funzionamento del sistema dei servizi sociali, con un maggiore impegno in termini di controllo, di presa in carico, di monitoraggio e valutazione, nonché di capacità di relazione tra i Comuni e gli altri enti del territorio.
Il provvedimento prevede anche il riordino delle prestazioni di natura assistenziale finalizzate al contrasto della povertà, il rafforzamento delle forme di gestione associate ai servizi sociali e l’istituzione di un coordinamento per garantire su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni.
Solo con questa visione globale e riformatrice, capace di mettere al centro i bisogni delle persone e dei nuclei familiari, si possono rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini ed eliminare la condizione di povertà, secondo quanto previsto dalla nostra Costituzione e nel rispetto dei principi della Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea.
Molto ancora resta da fare, ma è un passo decisamente importante per restituire dignità a chi vive in condizione di fragilità. La legge passa ora all’esame del Senato
Ecco un dossier che abbiamo preparato per spiegare il contenuto. (file pdf)

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