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Ospitiamo Comunicato stampa da Rifare l’Italia – provincia di Cuneo del 27/04/2015

La nuova legge elettorale denominata “italicum”, che dovrebbe essere definitivamente approvata dalla Camera nei prossimi giorni, è frutto di una lunga discussione pubblica, svolta all’interno degli organismi dirigenti del PD e nelle sedi istituzionali. Quasi un anno di discussioni e votazioni hanno portato a modifiche radicali rispetto all’impianto originario. E’ quanto ha ricordato anche l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano, che recentemente ha ammonito: “guai se si piomba in un rincominciamo da capo”. Napolitano coglie un punto centrale: non approvare la legge elettorale nemmeno ora, all’ultimo miglio, vuol dire forse non approvarla mai più.
“Rifare l’Italia” ha partecipato al dibattito contribuendo ad inserire il premio di maggioranza alla lista anziché alla coalizione e il meccanismo del ballottaggio. Il combinato di questi due miglioramenti concorre in maniera determinante a dare ai cittadini la scelta finale su chi governa: si azzera così praticamente il rischio di riproporre governi di “larghe intese” e si associano una quota minoritaria di capilista ad un cospicuo numero di seggi assegnati con le preferenze e l’alternanza di genere.
Sapendo che nessuna legge elettorale può raggiungere la perfezione con il consenso di tutti (e che è necessario fare i conti con i numeri parlamentari democraticamente usciti dalle urne), il risultato tiene insieme in modo equilibrato le esigenze della rappresentanza con quelle della decisione.
La priorità di tutti noi, era e deve restare quella di dare all’Italia una legge elettorale assolutamente differente rispetto al “porcellum”, dichiarato incostituzionale non prima di aver creato per anni instabilità e trasformismo. Per questo ci hanno stupito profondamente alcune recenti prese di posizione interne-esterne al PD che, con toni inutilmente drammatizzanti, sembrano negare tutto il lavoro svolto in questi mesi.
In primo luogo, la scelta da parte degli organismi dirigenti dei partiti di alcune candidature è un elemento che ha già caratterizzato tutte le ultime esperienze elettorali, sia con il “porcellum” che con il “mattarellum”. Anzi, spesso in maniera anche più subdola e preponderante: ricordiamo bene la comparsa nelle liste di candidati “catapultati” che, in assenza di un meccanismo chiaro e di espliciti contrappesi, servivano spesso più per sancire accordi o singole sopravvivenze politiche, che a rappresentare istanze della società.
Noi crediamo però, forse controcorrente, che alcune figure possano arricchire la rappresentanza e la nostra proposta politica anche se sprovviste di pacchetti di voti o di tessere. La responsabilità della loro scelta, a patto che sia trasparente e limitata nei numeri, dovrebbe essere difesa da tutti coloro che pensano, oggi come ieri, che i partiti debbano tornare ad essere davvero il motore democratico sancito dall’art.49 della Costituzione.
In secondo luogo, l’inserimento del doppio turno per anni è stato un obiettivo fondamentale della sinistra, seppure oggi venga indicato da qualcuno con quel percorso politico come una sorta di trappola autoritaria.
Infine, il monocameralismo stesso non è un obiettivo di oggi ma, anche qui, una vecchia richiesta della sinistra e in particolare dell’allora Partito Comunista. L’attuale bicameralismo perfetto è ormai da tutti riconosciuto come un sistema che blocca l’azione del Parlamento, in una partita di tennis potenzialmente infinita tra una camera e l’altra. Da una parte, così, le istituzioni sono sempre meno in grado di fare fronte ai problemi dei cittadini, aumentando la sfiducia e spianando la strada all’antipolitica e all’astensionismo. Dall’altra, questa situazione ha portato negli anni all’esplosione della decretazione d’urgenza del Governo: una distorsione che anche noi abbiamo criticato in varie fasi e con tutti i governi, perché genera un ulteriore (e visibilissimo) ingolfamento nelle Camere, chiamate a convertire decreti a tambur battente, a discapito dell’approfondimento e della qualità delle leggi.
Crediamo che una maggiore efficacia riporterà allora nelle mani del Parlamento, e quindi dei rappresentanti del popolo, la palla della decisione. Il che potrà servire a migliorare anche la formazione e la selezione della classe dirigente, interrotta da tempo o lasciata a meccanismi spontaneistici che hanno mostrato tutta la loro inefficacia ed opacità.
Qualcuno ha voluto concentrarsi invece, anche sulla stampa locale, sulla sostituzione dei parlamentari di nomina del Pd nella commissione Affari costituzionali. Noi crediamo non sia stato un colpo di mano. In ogni Commissione (dal consiglio comunale più piccolo al parlamento europeo) si rappresenta l’opinione del Gruppo, assunta a maggioranza negli organi dirigenti. Questo non limita in alcun modo la libertà di mandato garantita dalla Costituzione ad ogni deputato nell’unico voto che conta ai fini legislativi, quello finale in Aula.
In conclusione, non è la dialettica politica che ci spaventa, ma la sua artificiosa drammatizzazione: sia da parte di chi utilizza termini come “autoritarismo” o “stravolgimento della Costituzione Repubblicana”; sia da chi spesso promuove acriticamente, senza sforzarsi di migliorare, tutto ciò che proviene dalla sua parte.
Non è con la logica “amico-nemico”, non radicalizzano il confronto per impedire il dialogo, che si può pensare di bloccare la decisione, o per altro verso di forzarla.
E tuttavia, il dibattito non può protrarsi all’infinito: la discussione è vera solo quando ha tempi certi e porta ad un risultato. Anche in questo, l’Italia vuole finalmente essere una democrazia normale.
Auspichiamo quindi che la nuova legge venga approvata senza dover ricorrere a strumenti come il voto segreto o la questione di fiducia.
Non di sola tattica può vivere il nostro dibattito, specie se in ballo vi sono questioni importanti per i cittadini come quelle che riguardano l’espressione del voto o la risposta alle problematiche sociali (a partire da un serio contrasto alla povertà). Sperare di ottenere un miglior posizionamento sulla scacchiera locale con messaggi dopati e falsi, a spese dell’interesse generale, sarebbe da irresponsabili e minerebbe il rilancio proprio della lotta alle diseguaglianze e l’apertura di quella stagione di riconoscimento dei nuovi diritti che l’Italia da tanto tempo attende.

Rifare l’Italia – provincia di Cuneo

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