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Settembre è sempre il mese delle Feste de l’Unità, nelle quali ci confrontiamo con un popolo che non si stanca di ritrovarsi, organizzarsi, discutere insieme. Quest’anno sono partita dalla Festa Nazionale de l’Unità, a Ravenna il 31 agosto, per parlare dei cambiamenti nel mondo del lavoro.
A Bologna il 5 settembre abbiamo discusso di lotta alla povertà e ho conosciuto Don Giovanni Nicolini, che nella Dotta sta facendo molto per i più bisognosi, di tutte le categorie; a Torino il 9 settembre alla bella festa organizzata dal segretario provinciale torinese mi sono confrontata con le parti sociali sulle riforme del mercato del lavoro, quelle fatte e quelle da fare; il 21 settembre a Milano ho ritrovato l’amico Alberto Gedda di Rai3, per la presentazione del libro da lui curato “Gridatelo dai tetti”, la raccolta delle lettere e degli scritti di Bartolomeo Vanzetti. Un libro che ci parla di lavoro, di immigrazione, di libertà, e anche di questi tempi reazionari: un libro che tutti dovrebbero leggere. Sono stata anche a Castelvetere, alla Festa provinciale PD di Avellino, in una terra che sta affrontando cambiamenti nel suo tessuto produttivo anche a causa del passaggio di consegne di Fca, che lì vicino ha lo stabilimento di Pratole Serra per il quale ho presentato un’interrogazione parlamentare. Invece alla Festa provinciale di Novara, il 22 settembre, ho partecipato ad un bel dibattito organizzato dalle donne del Pd sul gender pay gap e sulle iniziative per promuovere la partecipazione delle donne in politica. Un tema importante che ho ritrovato pochi giorni dopo: ho partecipato infatti all’evento del Loppiano Lab, in provincia di Firenze, sul futuro delle leadership femminili nella politica nazionale. C’erano con me Rosy Bindi, la senatrice Granato dei 5 Stelle, Lucia Fronza Crepaz del progetto “Cittadinanza attiva”. È stata un’occasione di confronto diversa, ma davvero interessante. Ci sono troppi stereotipi su questo tema, e poche riflessioni serie: la verità è che le donne in politica, piano piano, si sono fatte spazio. E possono continuare a cambiare le dinamiche istituzionali se mettono al centro la loro capacità di condivisione, apertura e solidarietà.

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