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I dati Inps relativi alle ore di Cassa integrazione, recentemente pubblicati, raccontano in provicia di Cuneo un drammatico 48,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2012, per un totale di 8,2 milioni di ore dall’inizio del 2013. Un dato in controtendenza, anche secondo il Centro Studi di Confindustria, con il resto del Piemonte, il quale registra invece un calo nell’ordine del -14%.

Il presidente della Confindustria di Cuneo, Franco Biraghi, ha commentato con giusta preoccupazione questi numeri, rivolgendo tuttavia la sua attenzione sul fronte dei controlli che dovrebbero essere “meno pignoli”.
Certo, da mesi commentiamo i vari aggiornamenti dei dati economici con altrettanta preoccupazione. Abbiamo più volte detto come proprio in questo territorio – che molti prima di noi, anche con importanti ruoli di Governo, sostenevano essere più immune di altri al diffondersi della Crisi – si sommassero una serie di fattori: innanzitutto il problema dell’accesso al credito bancario, incrociato negativamente con una realtà frammentata di PMI, che qui rappresentano la maggioranza; in secondo luogo, però, anche la consistente erosione del risparmio delle imprese come delle famiglie, con il conseguente crollo di ordinativi interni/della domanda interna, di produzione e fatturato. Ciò per dire che senza una risposta a livello di sistema, che tenga insieme redditi, credito, dimensione d’impresa e vocazioni industriali, difficilmente usciremo dal tunnel del lavoro che manca nella Granda. In questo senso, alcune risposte necessariamente emergenziali dovranno venire già dalla legge di Stabilità nella quale siamo impegnati, specie sul fronte del rifinanziamento della Cig e del taglio del cuneo fiscale, per ridare ossigeno a impresa e lavoratori. Tuttavia non è più rimandabile una riflessione seria ed approfondita che dia, anche nelle condizioni difficili che conosciamo, una seria politica industriale al nostro Paese e al nostro territorio. Di questa riflessione dovranno essere parte molto più attiva tutti i soggetti coinvolti, comprese le rappresentanze degli industriali.

E’ per questa ragione che non condividiamo l’accento posto dal Presidente Biraghi sull’eccessiva rigidità dei controlli, che appare così come uno dei principali fattori di ostacolo alla ripresa: come detto, le ragioni sono molto più profonde e complesse. Per questo, non è possibile ammettere nessuna distrazione o scusante dall’affrontarle veramente, nella direzione che ricordavamo. L’alleggerimento e la semplificazione burocratica – a vantaggio innanzitutto di quelle realtà imprenditoriali medio-piccole o giovanili, che per dimensioni sono le prime in difficoltà di fronte ai tempi lunghi e alle molte incongruenze – è certamente un problema serio e in questo senso deve essere urgentemente affrontato. Sono però convinta che la ripresa debba essere fondata su basi di correttezza ancora più solide e trasparenti. Credo che questo sia un interesse di tutti, in particolar modo dei moltissimi imprenditori che già si comportano bene e che crediamo debbano essere oggi i nostri primi alleati. Dobbiamo tornare a portare più lavoro stabile e di qualità nel nostro territorio, solo con l’impegno di tutti possiamo sperare di riuscire.

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