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Asti-Cuneo, qualcosa non torna

Lettera di Chiara Gribaudo

Pubblicato su “Il Foglio”, 21 marzo 2019

C’è qualcosa di poco chiaro nel teatrino improvvisato lunedì dal Ministro Toninelli e dal premier Conte sul moncone dell’A33, la Salerno-Reggio Calabria del Nord, la mitica incompiuta Asti-Cuneo. Dopo anni, sono comparsi su quel viadotto caschi da lavoro, un gazebo e un tavolo con sopra dei progetti, tutto rigorosamente con il logo del concessionario, comprese le pettorine arancioni fiammanti. Indossate anche dai dirigenti che illustrano al Presidente Conte e al finto nemico dei concessionari, il Ministro Toninelli, il progetto per terminare i fatidici 9 km mancanti. Lo stesso progetto scelto dal Ministro Delrio, 350 milioni con tracciato scoperto anziché 900 per realizzare il tratto in galleria. Ma finanziato in maniera diversa, come spiega uno dei gilet arancioni. “Non più con una proroga di quattro anni sulla Torino-Milano, ma con una modalità che avevamo…” avevamo? Ma la correzione è fluida, il lapsus quasi non si percepisce “che ci avete, ovviamente, suggerito come Ministero, differente“. Lo si sentiva distintamente nella diretta FB di Giuseppe Conte, ora sostituita da 30 secondi spot del premier sull’orlo del viadotto. “Differente”: non più finanziata da una proroga di quattro anni della concessione sulla Torino-Milano, sottoscritta da Delrio di fronte a Margrethe Vestager, suprema guardiana della concorrenza europea. Bensì dall’aumento del valore di subentro sulla prossima gara per la stessa autostrada, nel 2026. Da pagare al concessionario uscente, se non vincerà lui, ma che così… potrebbe essere l’unico partecipante alla gara.  Parliamo, già oggi, di diverse centinaia di milioni di euro. Quello del valore di subentro è un meccanismo fortemente limitativo della concorrenza: per la firma degli accordi con i quali Delrio sbloccava 5,8 mld di investimenti nelle autostrade italiane, A33 compresa, la commissaria Vestager aveva chiesto di circoscriverlo. Non sarà limitativo della concorrenza, aumentarlo di 350 milioni? Forse qualcuno pensa che le elezioni del 26 maggio possano servire ad ammorbidire le regole europee. Forse nemmeno gli importa. Intanto si è girato uno spot, e si dice che i cantieri partiranno in estate… dopo le europee naturalmente. Si straccia un accordo firmato, si fa partire una nuova procedura per aiuti di Stato. Chissà se fra tre mesi ci sarà anche solo un governo per portarla avanti. Con buona pace dei cantieri che potevano partire nel 2018, e dei piemontesi che aspettano quell’autostrada da 30 anni.

 

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