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Si è svolto il primo turno delle elezioni amministrative. Un passaggio importante per numerosi comuni, anche nella nostra provincia. Per la quasi totalità dei neoeletti, inizierà ora un lavoro difficile ma appassionante. Intanto, sguardi puntati sugli importanti ballottaggi delle grandi città.
Nella Granda, insieme ad alcune importanti riconferme, ci sono alcune importanti novità. Ai neoeletti – e a tutti coloro che hanno contribuito, a prescindere dai risultati, a fare di questa una occasione viva di democrazia e partecipazione – l’augurio di poter svolgere al meglio l’importante incarico che i cittadini hanno affidato loro.
Ad ogni tornata, il tormentone è: il voto nelle città rappresenti o no una chiave di lettura nazionale?Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.
Non c’è dubbio che, specie col sistema di elezione diretta, quello amministrativo sia innanzitutto un voto che riflette situazioni locali. Ogni eccessiva assimilazione dei risultati a chiavi di lettura superiori, non è a mio giudizio rispettoso della capacità dei cittadini di valutare coscienziosamente il lavoro fatto o non fatto, il merito dei singoli e delle liste, premiando così il progetto migliore per la propria comunità.
Non si può altresì negare che la chiamata alle urne di 13 milioni di italiani, sia un fatto politico rilevante che dà anche delle indicazioni di ordine generale.
Nel primo turno, gli elementi che emergono sono due: la conferma di un sostanziale tri-partitismo e l’andamento a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale: ad alcuni incontestabili exploit (vedi i 5 Stelle a Roma, in crescita comunque più moderata a Torino) corrispondono risultati altrove negativi (sempre il M5S, rimane basso a Milano, a Bologna e a Napoli, dove il ruolo anti-governo e anti-sistema viene polarizzato dal tribuno De Magistris).
Il solo ad avere un andamento uniforme su tutto il territorio nazionale, certo con alcune criticità che andranno analizzate, è quello del Partito Democratico, presente in quasi tutte le contese per il secondo turno, tranne Napoli.
Vedremo se ai ballottaggi accadrà una convergenza “anti” che ben poco starebbe al merito dei singoli programmi, in barba alle dichiarazioni dei principali candidati di attenzione solo per il bene della propria comunità.
Ma non distraiamoci, così come non esageriamo le letture politiciste. Pensiamo a noi. Poteva andare meglio: lo ha ammesso anche il premier-segretario Renzi, con un chiaro “non siamo contenti”. Il PD c’è anche se, almeno nelle grandi città, fa indubbiamente più fatica del necessario.
Ora si riparte da zero nel pallottoliere, non nella qualità dei nostri candidati in campo. Da Torino a Milano, passando per le altre partite aperte, sono certa che quest’ultima potrà fare la differenza se ci sarà l’intelligenza e la capacità di rivolgerci nuovamente ai cittadini uno ad uno, per coinvolgerli e per convincerli, invece che ai talk show. Per alcuni, la tentazione sarà forte. Ma bisognerà tutti dare una mano perché tra 15 giorni il risultato sia netto e positivo, prima che per i singoli esponenti, per le città e per il futuro delle loro comunità.
Se il confronto è Pd-destra Pd-M5S tutto il popolo della sinistra deve sentirsi ingaggiato.

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