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Ad inizio ottobre il decreto “Valore cultura” è stato convertito in legge con l’assenso di Sel, l’astensione del M5S e il voto contrario della Lega.
Molte sono le novità che porta. A differenza di altri, credo che il nome dato a questo decreto sia significativo. Si intravede finalmente un’idea di valorizzazione del nostro patrimonio culturale, di attenzione ai giovani e al lavoro in questo ambito.
Importanti le scelte fatte: un progetto definito su Pompei, il rifinanziamento dei musei, il risanamento delle fondazioni liriche e una limitazione dei tagli agli enti culturali sono alcuni degli interventi. Sono inoltre presenti misure utili per agevolare sia le donazioni che l’accesso alla cultura.
Per la prima volta si introduce il credito di imposta (4,5 milioni annui) anche per imprese produttrici e organizzatrici di spettacoli di musica dal vivo. Importanti poi anche i segnali dati ai giovani: per 500 laureati 12 mesi di tirocinio per la digitalizzazione e catalogazione del patrimonio culturale. Si sceglie di andare incontro ad uno dei problemi maggiori per i giovani artisti: i luoghi.
Sarà possibile, infatti, affittare a canoni agevolati (150 euro mensili) locali messi a disposizione ogni anno dallo Stato scelti tra beni dismessi, caserme e scuole militari inutilizzate, o beni confiscati alla mafia.

Si parte da Pompei che ha rappresentato il simbolo della decadenza di un Paese che non si occupa neppure più della propria storia, delle proprie bellezze.
Lì, una nuova figura di Direttore Generale di “comprovata competenza ed esperienza pluriennale” dovrà definire le emergenze, assicurare lo svolgimento delle gare, migliorare la gestione del sito e delle spese, stabilire i tempi di realizzazione degli interventi: si potrà così finalmente combattere la parcellizzazione, l’inefficacia e la scarsa verificabilità delle misure adottate finora. Si sceglie di rifinanziare i musei con 8 milioni (1 per il 2013 e 7 per il 2014) per gli interventi previsti a favore dei musei tra cui il completamento dei nuovi Uffizi. Autorizzato un finanziamento annuo di 5 milioni per il MAXXI a Roma; 4 milioni per la realizzazione del museo nazionale dell’ebraismo a Ferrara; 500mila euro al centro Pio Rajana di Roma per studi su Dante e 500mila euro l’anno per 3 anni al museo tattile statale Omero in Sardegna per garantirne la sopravvivenza; 2 milioni di euro per il restauro del Mausoleo di Augusto a Roma, grazie a una modifica al testo originario; soldi anche per i siti Unesco in provincia di Ragusa (100 mila euro l’anno per 3 anni)
Vengono poi limitati i tagli orizzontali sulle spese relative a pubblicità e tournée come previsto dalla spending review per gli enti culturali vigilati dal MiBac e per i teatri stabili, anche se rimangono all’8% sulle altre spese.
Si cerca di facilitare il finanziamento alla cultura eliminando gli oneri amministrativi a carico del privato per le donazioni fino a 10.000 euro.
Dentro questo decreto si cerca di fare un passo verso la sburocratizzazione chiedendo ai locali che organizzano musica dal vivo, se non hanno più di 200 spettatori, di compilare solo l’autocertificazione allo sportello unico delle attività produttive del Comune di loro appartenenza. Una misura, quest’ultima, che voglio sottolineare con piacere in quanto potrà facilitare anche tutti quei giovani che iniziano a fare musica e ad esibirsi nei piccoli locali della loro città, cosa che da oggi sarà più semplice ed economica.
Ancora molto è da fare e i segnali da cogliere sono importanti, solo se non costituiscono contemporaneamente il primo e l’ultimo passo e se, al contrario, continueremo su questo cammino.

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