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Il Circolo PD “Angelo Vassallo” di Saluzzo, Verzuolo, Valle Varaita e pianura ha inaugurato il suo ciclo di incontri con un tema di grande importanza per i nostri territori: il futuro degli Enti Locali. Ne abbiamo parlato insieme al Sindaco Calderoni e al consigliere regionale Paolo Allemano. Con noi la responsabile nazionale Enti Locali, Valentina Paris. Un’opportunità non solo per approfondire un tema complesso insieme a chi tutti i giorni amministra, ma soprattutto per noi rappresentanti per raccogliere elementi, impressioni e suggerimenti per il lavoro che ci attenderà, specie da qui a fine anno.
Non c’è dubbio allora che gli enti locali, in primis i Comuni, oggi rappresentano il volto più prossimo ai cittadini e l’orecchio più vicino alle loro vite e, spesso, alle loro difficoltà.
Questi Enti hanno vissuto, per la verità, loro stessi una grande difficoltà in questi ultimi anni, ulteriormente aggravata dalla crisi. In questo, pagando non solo la diminuzione delle risorse disponibili, ma anche l’esito di norme a cui oggi si è iniziato – e si dovrebbe ancor più – mettere mano.
La necessità principale è quella di uscire finalmente dall’incertezza: questo, significa che il sistema di finanza locale e in senso generale il tema del “federalismo fiscale” deve essere ripreso e ridefinito. Comunque si organizzi il nuovo sistema, è chiaro che bisognerà avere la certezza di cosa è di competenza, in termini di capacità impositiva e servizi, delle autonomie locali, e che cosa invece no. Quanto prima facciamo questa scelta tanto meglio è. Ma comunque la scelta dovrà essere quanto più definitiva: dovrà essere il punto di riferimento per la finanza locale per per i prossimi 10 anni. Non potrà essere una cosa rimessa in discussione ogni sei mesi. Anche per questo è particolarmente importante il confronto, come quello che possiamo avere questa sera e come quello già avviato tra governo e rappresentanze delle Città e delle Regioni.
L’approccio tentato fin qui – che, al netto di alcuni problemi, va comunque rilevato – è stato allora quello di mettere in piedi una operazione complessiva: non possiamo più pensare di modificare ogni anno le leggi, minando fortemente quello che invece servirebbe: soprattutto la capacità di chi sta sul territorio, e che lo conosce, di poter programmare gli interventi sulla base di parametri certi, in primis finanziari. Abbiamo bisogno di credere nella responsabilità e nella capacità degli amministratori locali, dando loro strumenti adeguati, certi, stabili e duraturi.
Alcuni aspetti principali di questa operazione stanno, come sappiamo, nella riforma costituzionale, altri in quella della Pubblica Amministrazione, e nel decreto sugli enti locali. Ma sappiamo che una partita importantissima si giocherà soprattutto nella Stabilità 2016.
Il 2015 è stato davvero un anno horribilis per gli enti sul territorio. Il compito delle prossime misure dovrà essere quello di tornare a guardare, per quanto possibile, al futuro. Non sarà semplice. Ma sono convinta che con il prezioso supporto di chi sta in prima linea si possano fare importanti passi in avanti che fin qui non erano stati fatti. Con l’auspicio che questo possa davvero significare un miglioramento reale e tangibile per i nostri cittadini.
Tra i molti temi toccati: in primis il definitivo superamento del Patto di Stabilità (già ridotto del 60%) per sbloccare risorse finalmente cospicue con cui fare investimenti spesso già possibili, ma congelati.
Poi le aggregazioni di comuni, dicendo che serve unire le energie e concentrare le risorse per tenere in piedi i servizi alle persone, piuttosto che sedi incapaci di svolgere le proprie funzioni; in questo senso, bisogna capire che non si risolve il problema della polverizzazione dei piccoli comuni, e la loro cronica incapacità di dare risposte, su base volontaria, ma serve una base legislativa. Serve invece una struttura che svolga le funzioni nel modo più efficace ed efficiente, con l’obiettivo di far sopravvivere la comunità, non gli enti.
Nel ridefinire le funzioni anche per i comuni, sarà possibile così andare ad individuare i servizi essenziali per costruire un vero welfare di prossimità.
Questo ha anche molto a che fare con i diritti di cittadinanza: perché il cittadino del piccolo paese di montagna ha gli stessi diritti di quello della media o grande città, in termini di accesso ai servizi e alle prestazioni.
Nella discussione, anche le centrali uniche di commitenza (perchè ribaltino i problemi che ora presentano e tornino ad essere l’opportunità dei comuni di fare programmazione), le erogazioni di fondi con i 6000 campanili (sono tornata a proporre l’istituzione di un fondo nazionale per la manutenzione delle strade, a pari risorse), l’abolizione del criterio della spesa storica che genera disparità, e la local tax con la necessità che gli enti non vengano penalizzati dall’accorpamento delle imposte. e che le mancate entrate trovino adeguata copertura.

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