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La situazione occupazionale in Italia, negli ultimi anni, è stata difficile nel suo complesso. Ma la lunga crisi economica, potendo, ha messo ancor più a dura prova il diritto al lavoro per le persone disabili. Per questo, una importante due giorni nazionale a Napoli ha voluto fare il punto della situazione e delle proposte in campo. Sono stata molto onorata di poter intervenire e di relazionare, tra le altre cose, sulla proposta di legge di cui sono prima firmataria. Alcune delle richieste che sono emerse, sono già potute rientrare nella discussione del decreto attuativo del Jobs Act di cui sono relatrice.

La situazione occupazionale in Italia, negli ultimi anni, è stata difficile nel suo complesso. Ma la lunga crisi economica, potendo, ha messo ancor più a dura prova il diritto al lavoro per le persone disabili.
L’ultima relazione sull’attuazione della Legge 68/99 ne dà una fotografia chiara: si sono ridotte le quote di riserva, sia nel privato che nel pubblico, e sono diminuite le assunzioni, toccando al termine del 2013 il nuovo record storico negativo. Le stesse iscrizioni al collocamento obbligatorio sono calate, dimostrano il clima di sfiducia che purtroppo coinvolge disabili e famiglie. Una situazione di “inadempienza nel garantire parità di trattamento ai lavoratori disabili” per cui anche la Commissione europea ha richiamato l’Italia.
Sappiamo che in parte i problemi sono legati alla contingenza economica. Ma vi sono anche molti obblighi che non vengono rispettati tout court. E’ poi rilevante notare come anche gli avviamenti nelle imprese non soggette all’obbligo, cioè sotto i 15 dipendenti, sono tornate a diminuire. Tutto ciò indica una condizione di sofferenza che in primis riguarda l’inserimento protetto, ma che va anche al di là di esso: le soluzioni, pertanto, non possono oggi che guardare al mondo del lavoro e della disabilità nel loro insieme.
Lo si può fare, e in parte si sta già facendo, intervenendo nei provvedimenti in corso: è il caso di alcune misure previste nel Jobs Act e in altri provvedimenti in corso.
Un ruolo importante può però essere giocato anche da proposte parlamentari mirate, che partano dagli oggettivi cambiamenti del mondo del lavoro e delle nuove possibilità operative delle offerte dalle tecnologie, intervenendo sull’impianto legislativo attuale.
E’ ciò che si propone di fare il disegno di legge n.1779 sui centralinisti non vedenti.
Occasioni come quelle di Napoli sono allora davvero utili e importanti. Innanzitutto per fare insieme il punto della realtà, per come le cose sono e dando voce ai vari soggetti che, a vario titolo, possono raccontarla.
E per fare conoscere questa cose all’esterno, non solo all’ambito degli addetti ai lavori o dei soggetti più impegnati, per creare insomma un’opinione: riuscire a costruire una consapevolezza diversa e diffusa, che parta dalle idee comuni che abbiamo e alle numerose buone pratiche che ci sono, è infatti parte integrante del sostegno di cui anche noi abbiamo bisogno, per fare sì che negli strumenti di legge questi possano tradursi in un rilancio concreto delle politiche a sostegno dei disabili.
La collaborazione tra politica ed associazioni può giocare allora un ruolo determinante: convinti, come siamo, che il lavoro per queste persone non sia solo un obbligo di civiltà sancito dalla legge, ma soprattutto una irrinunciabile occasione di maggior benessere per la persona disabile, e di avanzamento sociale per l’intera collettività.

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