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Lo scorso 31 marzo si è tenuta a Mondovì la commemorazione di una delle stragi più atroci e rappresentative della barbarie nazi-fascista nella Seconda Guerra Mondiale: quella delle Fosse Ardeatine. Tra le vittime, anche il nostro conterraneo il col. Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo. Nel rispondere all’invito degli organizzatori a partecipare, ho voluto portare anche la vicinanza e la presenza della Camera dei Deputati in questo ricordo.

Le Fosse Ardeatine sono uno dei simboli più carichi di dolore, di memoria e di lezione storica. Era il 24 marzo del 1944, esattamente settant’anni fa quando 335 romani furono trucidati dalle SS di Kappler. Per la sua efferatezza, l’alto numero di vittime e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, la strage delle Ardeatine è diventata uno dei simboli della durezza dell’occupazione tedesca di Roma e dell’Italia intera. Un emblema anche perché ha visto vittime che rappresentavano molte anime di chi era oppresso: dalle componenti religiose agli uomini comuni, alle persone impegnate nella lotta politica e nella Resistenza. È anche da questa coralità nacquero l’Italia e l’Europa democratica e plurale.

Molte furono le stragi perpetrate dai nazi-fascisti, e questo nostro territorio non è stato meno ferito. In molti casi, ancora dopo settant’anni, però, non tutta la giustizia è stata fatta, non tutte le responsabilità chiarite, non tutta la verità conosciuta. Ricordiamo solo la ferita ancora aperta del cosiddetto “armadio della vergogna”. Per questo anche l’impegno delle Istituzioni, per primo del Parlamento, non può affievolirsi anche a così tanti anni di distanza, anche quando vi siede anche una generazione, la mia, che non ha vissuto in prima persona quei momenti se non nel ricordo dei partigiani e dei reduci. Un ricordo che non va solo conservato, ma approfondito e fatto vivere nei giorni nostri, nel nostro impegno quotidiano. [Anche per questo, sono impegnata in prima persona per una mozione sulle stragi nazifasciste ed per proposta di legge sui luoghi della memoria]

Quello che si è svolto è stato il primo anniversario delle Ardeatine senza Priebke. Molti di noi non dimenticano però il preoccupante seguito che questo nome ha ancora animato, soltanto pochi mesi fa. Oggi più che mai occorre allora ricordare a tutti, specie ai più giovani, quello che abbiamo vissuto in Italia e in Europa. Lo dobbiamo ancor più di fronte ai molti estremismi che da tempo covano ormai sotto la cenere della Crisi economica e, oggi come allora, si ripresentano con i loro messaggi di violenza, contro i nemici di sempre (lo straniero, il diverso…) ma anche con nuovi e più potenti mezzi di diffusione. Li vediamo allora avanzare nella società, nei media, nelle scuole, e raccogliere consensi alle elezioni in molte parti d’Europa.

Ha fatto allora bene il Presidente Napolitano, nel corso dell’ultima commemorazione a Roma, a ricordare che “la pace non è un regalo o addirittura un dato scontato, ma è una conquista e, per quello che riguarda il nostro e gli altri paesi europei, è una conquista dovuta precisamente a quella unità europea, a quel progetto europeo che oggi troppo superficialmente, da varie parti, si cerca di screditare e di attaccare.”

L’impegno a portare più avanti la costruzione europea, nasce da una riflessione sull’insegnamento tragico di questi eventi, e deve ancor più nutrirsi della consapevolezza che, per garantire la pace e la libertà, è indispensabile un’Europa unita, ancora più forte e più coesa. Non possiamo dimenticarcene, ancor più in vista del prossimo rinnovo del Parlamento Europeo.

Il valore della memoria consiste nell’imparare quello che ci dicono le generazioni che ci hanno preceduto; imparare ciò che ci ha insegnato la storia e stare attenti a non ripetere gli errori del passato. Ecco perché dobbiamo Ricordare quello che è stato uno dei capitoli più spietati della persecuzione anti-ebraica. Ecco perchè ricordare, allo stesso tempo, quello che rimane un capitolo significativo della dura Resistenza contro l’occupazione nazista a Roma e in Italia. Lo spirito è di una riflessione sulla storia e sulle sue lezioni, che sono sempre attuali e non si possono dimenticare. Di fronte a chi “ricorda alla rovescia”, per usare un’espressione del Rabbino Capo di Roma, io credo serva serva quindi quella “schiena diritta” che chi ha costruito la pace e la democrazia, a costo di sofferenze e spesso della stessa vita, ci ha insegnato.

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