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L’8 marzo, sono intervenuta in Aula per annunciare il voto favorevole del PD sulla mozione parlamentare, in occasione del settantesimo anniversario del voto alle donne. Abbiamo ricordato in particolare le 21 Madri costituenti.
Insieme a loro,  le tante staffette partigiane, insegnanti, medici, scienziate, giornaliste, magistrate, sindache… Donne che in un lungo e difficile cammino, segnato anche da momenti di conflitto, hanno rotto le convenzioni e ci hanno portato avanti nella modernità. Guardando a questo cammino, e a chi lo ha percorso, mi sono venute in mente le parole di Simone de Beauvoir “Donne non si nasce, lo si diventa”.
Se, settant’anni fa, si trattò di conquistare il diritto di voto, noi oggi dobbiamo tornare a darvi senso e contenuto, sfidando l’astensionismo che contiene anche lo scoraggiamento di molte di loro.
E dobbiamo dare forma ad una lettura della società che ci porti a far uscire la questione femminile dagli steccati di genere nella quale spesso appare richiusa, per farla diventare invece una delle chiavi con cui leggiamo la società a 360 gradi.
Ho provato a dire come, per non cadere nella rito, tutto il Paese insieme al Governo deve riprendere in mano con forza e con costanza iniziative culturali, oltre a quelle legislative. Non più ragionando di eccezioni, in un’ottica di minoranza, ma promuovendo un avanzamento che è per tutti, non solo per qualcuno. Per questo, dobbiamo soprattutto riuscire a riappassionare le giovani donne alla politica. Possiamo farlo con una nuova stagione di mobilitazione per i diritti e contro tutte le discriminazioni e le violenze di genere.
E’ quindi guardando al presente e al futuro che dobbiamo continuare a lavorare per una parità sostanziale e non solo normativa tra uomini e donne, mettendo fine a qualunque diseguaglianza a qualunque livello: sociale, lavorativo, politico, culturale.

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