Seleziona una pagina

In questo “speciale” sul lavoro non poteva mancare un punto sulla Garanzia Giovani, la strategia di contrasto alla disoccupazione giovanile con cui l’UE ha destinato importanti risorse affinchè un giovane non debba attendere più di quattro mesi per trovare una proposta di lavoro o formazione. Il primo maggio, con un riferimento simbolico ma di sostanza alla Festa dei Lavoratori, partirà finalmente il Piano Nazionale per la Garanzia Giovani.

Quello della disoccupazione giovanile, come detto più volte, è un fenomeno che coinvolge l’intera Europa, tanto da spingere la Commissione Europea a chiedere ai Governi un impegno particolare di fronte al rischio di una vera e propria “generazione perduta”. In Italia, però, la Crisi si è intrecciata con fattori strutturali di ben più lunga data, così che nel nostro Paese il problema è oggi più grave che altrove, con un maggior numero di ragazze e ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (i cosiddetti NEET, Not in Education, Employment or Training), arrivati ad oltre 2 milioni. Una forza lavoro che sarebbe molto utile alle imprese in un momento in cui bisognerebbe tentare di uscire dalla Crisi, ma che resta inattiva e, forse peggio, scoraggiata. Una larga parte di questi, infatti, un impiego nemmeno lo cerca più. Una sfiducia che non solo investe la possibilità di trovare un lavoro, ma anche lo studio e la formazione come strumento di accesso ad impieghi migliori: al crescere dell’inattività, infatti, non si accompagna ad un prolungamento del periodo scolastico e formativo e, anzi, aumenta la dispersione.

Tra gli altri fattori strutturali, di cui parlavo già in una precedente newsletter (leggi), soprattutto la frammentazione e l’inefficacia del nostro sistema di Centri per l’Impiego.

Dal 1°maggio sarà allora attivo il portale istituzionale www.garanziagiovani.gov.it dove ci si potrà registrare per essere poi contattati dalle strutture territoriali (centri pubblici per l’impiego o strutture convenzionate) che fissino un colloquio: questo si tradurrà in un “profilo” e un percorso di orientamento personalizzato per definire un progetto lavorativo o di formazione. Tutto ciò dovrà avvenire, appunto, entro e non oltre quattro mesi dalla registrazione telematica. Si potrà così accedere ad una gamma di percorsi possibili: l’inserimento in un contratto di lavoro dipendente, l’avvio di un apprendistato o di un tirocinio, un impegno di servizio civile, una formazione specifica professionalizzante, l’accompagnamento nell’avvio di una attività imprenditoriale in proprio o di un lavoro autonomo. Lo scorso 28 febbraio i Ministeri del Lavoro e dell’Istruzione hanno firmato un protocollo di intesa con Finmeccanica e Confindustria, con cui si prevedono azioni specifiche ed un concreto coinvolgimento in questi percorsi.

Non è possibile sapere se questo basterà ad invertire la tendenza della disoccupazione, particolarmente negativa per i giovani. Quel che è certo, è che si tratta della prima vera iniziativa volta a rispondere alle esigenze di una fascia d’eta che spesso è stata dimenticata e che, appunto, rischia di “essere perduta”.

X