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Nel giorno della Festa del Lavoro, anche quest’anno, il primo pensiero è andato a quella “generazione perduta” che merita ogni sforzo perché l’art 1 della Costituzione sia compiutamente ed adeguatamente attuato. Non possiamo che partire da loro, da chi un lavoro ancora non lo ha o non lo cerca.
Oggi più che mai, dopo i colpi feroci di una crisi quasi decennale, Primo Maggio vuol dire assumere la responsabilità del futuro di migliaia di donne e uomini, che nella certezza del lavoro ripongono le possibilità di crescita per sé e per i propri figli. Vuol dire dare strumenti e risorse al patrimonio di saperi e competenze di questo Paese, che alla crisi hanno provato a resistere con tenacia, inventiva e caparbietà: i nostri artigiani altamente qualificati, i nostri giovani ricercatori e ricercatrici, le donne che, nella mancanza di lavoro, si sono inventate un’impresa e ne hanno fatto fiori all’occhiello del nostro tessuto produttivo; le lavoratrici e i lavoratori che con coraggio e sacrificio hanno affrontato riduzioni della loro retribuzione e del loro orario di lavoro pur di preservare il loro posto e contribuire alla sopravvivenza delle loro aziende.
Anche il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro – lo sappiamo –  resta purtroppo molto elevato.
Pochi giorni fa, qualche buona notizia è tornata ad arrivare dall’ISTAT: scende ancora la disoccupazione, soprattutto quella giovanile che cala di oltre il 5%, raggiungendo il gradino più basso degli ultimi 4 anni. Incoraggiante anche il dato delle donne sotto i 50 anni, la fascia d’età più colpita dalla Crisi
Il mercato del lavoro ha dimostrato in questi anni di essere, come si dice, molto volatile. Questa volta, però, tutti i segnali sono coerenti nell’indicare una ripresa del mercato del lavoro: mentre calano disoccupati e inattivi, infatti, contemporaneamente aumenta l’occupazione. Significa che possiamo finalmente guardare con più ottimismo al futuro.
Non dimentichiamo mai che la Crisi ha bruciato quasi un milione di posti di lavoro. Con l’ultima indagine, i dati sono ormai consolidati e la tendenza positiva è quindi confermata. Vuol dire che quasi uno su tre posti di lavoro persi sembra essere stato riassorbito in modo stabile.
Le buone notizie, però, non ci devono accontentare: ora serve andare avanti con occupazione di qualità. I voucher, saranno uno dei nuovi banchi di prova.

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