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Chi sono

Sono nata a Cuneo nel 1981. Mi sono diplomata all’ITC Bonelli di Cuneo e, in seguito Educatrice professionale a Torino.
Ho diviso il mio impegno lavorativo tra scuola, il privato sociale con minori e disabili e la collaborazione con la Fondazione Nuto Revelli onlus di cui sono stata codirettrice; già responsabile Lavoro PD della Granda, sono stata Consigliere e poi Assessore a Borgo San Dalmazzo; eletta Deputata nel 2013, da luglio 2015 sono stata nominata Vice Presidente del gruppo PD. A luglio 2017 sono divenuta responsabile del Dipartimento Lavoro del PD. Da luglio 2018, in Segreteria Nazionale PD con la delega Lavoro e professioni.

Rendiconto di mandato

Mi è sembrato doveroso raccontare questi cinque anni alla Camera dei Deputati.
Qui trovate il rendiconto in formato digitale: leggetelo, scrivetemi, fatemi sapere cosa ne pensate.

News

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Asti-Cuneo, qualcosa non torna Lettera di Chiara Gribaudo Pubblicato su "Il Foglio", 21 marzo 2019 C’è qualcosa di poco chiaro nel teatrino improvvisato lunedì dal Ministro Toninelli e dal premier Conte sul moncone dell’A33, la Salerno-Reggio Calabria del Nord, la...

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Il 5 febbraio al Mise si è tenuto il tavolo per la Pernigotti. Luigi Di Maio non c’era: aveva promesso a quei lavoratori una legge ad hoc per il marchio, aveva sfruttato la battaglia contro l’azienda per la sua propaganda, ma mentre si scriveva l’ultimo atto di questa...

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@SimonaMalpezzi #paritàsalariale brava @SimonaMalpezzi. Per questo abbiamo presentato proposta di legge alla Camera. Impegniamoci tutti insieme per farla approvare in fretta.

La scorsa settimana dal Twitter di Chiara Gribaudo via Twitter for Android

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10 ore fa

Chiara Gribaudo

Tu che fai, resti o vai?
Esco dal silenzio dopo giorni di riflessione profonda. Sono fatta così, non piacerà ai giornalisti, ma ho preferito evitare veloci dibattiti che ancora una volta si sono trasformati in tifoserie su chi resta e chi va o prese di posizioni sterili e liquidatorie. Non credo che questa comunità politica possa permetterselo, non ora, non nel Partito Democratico.

Per me, che sono fin troppo diretta, questa scissione è dolorosa e non lo nascondo. Per molti magari è una liberazione, per altri era scontata, per me che non ho sostenuto Renzi come si usa dire dalla prima ora, ma l’ho sostenuto come segretario e come premier, è una sconfitta, un dolore.

La forza del PD è sempre stata quella di essere un partito plurale e Renzi, ha portato una carica di idee e di innovazione. Ha commesso errori, certo, chi non l’ha fatto. Credo che se vogliamo essere onesti e raccontarci fino in fondo la storia del centro sinistra degli ultimi venti anni, beh insomma...c’è n’è per tutti. Solo che noi, non facciamo i commentatori o meglio non dovremmo farlo: dovremmo, ciascuno nel suo ruolo, fare politica. Mi sono arrabbiata, per la notizia, moltissimo, perchè ogni volta che viene meno un pezzo di questo pluralismo di idee ne risentiamo tutti, ed è un duro colpo, per chi ci crede alla politica. E dunque la vivo cosi, senza vergogna: una sconfitta.
Una sconfitta per chi va via e una sconfitta per chi resta.

Matteo Renzi dovrà spiegare le sue ragioni in maniera più approfondita, lo farà spero nei prossimi giorni perchè sono convinta che non è solo questione di spazi politici da riempire o altre stupidaggini che ho sentito in questi giorni ma temo che la questione sia più seria e profonda e far finta di non vederla non aiuterà nè il PD nè il nuovo soggetto Italia Viva. Sono stati anni di lavoro duro e complesso, di grandi vittorie ma anche di sconfitte brucianti: per entrambe temo che nell’analisi siamo stati sommari o peggio ancora, collettivamente, non siamo stati capaci di esser conseguenti alle analisi. Troppa fretta, paura di scoprire differenze sostanziali, unità di facciata ma non di sostanza, perchè unità non è tacere conflitti, all’unità ci arrivi se hai davvero voglia di confrontarti, se ti rispetti reciprocamente. Se hai idee diverse e visioni diverse ma affronti le cose che van fatte perchè ad un certo punto, soprattutto se governi, analizzi discuti e poi decidi e si deve andare avanti tutti, ciascuno nel suo pezzo.

Ciascuno di noi, me per prima, deve domandarsi se ha assolto fino in fondo il suo lavoro o il suo impegno di militante. Temo che la risposta mia in primis e di molti possa esser no. È mancata e manca una visione solidaristica e cooperativa anche tra gruppi dirigenti a tutti i livelli e non costruire il partito pensante rimane oggi il nodo più grande da sciogliere. Se non lo affronteremo allora non sarà un partito ma la federazione di correnti personalistiche di chi è sempre capace a riposizionarsi e stop. non basterà governare bene, mettere i conti a posto, fare i compiti, non basterà perchè serve costruire non una narrazione ma una visione radicalmente diversa. Un modello concretamente alternativo a queste destre pericolose perchè sovraniste, razziste e reazionarie ma crescenti. In questo senso, a partire cioè dalle idee, io penso di avere spesso una radicalità diversa da quella di Matteo Renzi, ed è sempre stato così, a viso aperto, ed è forse per questo che ritenevo incomprensibili le critiche di molti. Per me era normale che fosse cosi, non ho mai vissuto nella mitizzazione del segretario, anzi ma ne ho sempre avuto rispetto e non smetterò ora. Ecco perché in questi giorni mi sento più vicina ai militanti che sono arrabbiati ed ecco perché non possiamo dire “vabbè pazienza andiamo avanti”. A forza di andare avanti alla cieca andremo a sbattere, anche noi che restiamo. Allora per una volta non dirò ripartire, dirò fermiamoci. Così non va, fuori c’è la destra pericolosa, dentro malumori che non si possono nascondere, preoccupazioni sulle linee politiche da definire, un paese da salvare dall’aumento dell’Iva. Per questo serve un partito, quel partito pensante, aperto e plurale che parta da approfondimenti seri a tutti i livelli e poi decida insieme come andare avanti. E’ il momento del collettivo, non della somma degli io anche quando autorevoli.

Ma quindi che fai tu? Io resto e combatto, resto perchè voglio un partito, resto perchè il mio rispetto va più ai militanti che non ai dirigenti, resto perchè voglio cambiare si, voglio cambiare questo Paese dalle mille rendite di posizione, resto perchè penso che si debba dare tutti una mano. Meno interviste però, più sbattimento. Torniamo nei luoghi dei conflitti contemporanei, ascoltiamo e troviamo soluzioni concrete, disegniamo il mondo di domani. Resto perchè la foto che vedete qui, è una delle tante che ho collezionato in questi anni e mi dà forza nel dire che per me questo è il PD che voglio: militanti anziani di una generosità disarmante, anziani che ne han viste di tutte e sono sempre lì alle feste dell’unità. A loro devo il mio rispetto per ciò che è stato e a loro la nostra abnegazione e poi per quelle giovani donne e uomini che vedete lì con loro, perchè anche loro sacrificano il tempo libero pur avendo meno “radici”. Non commentano su Facebook, sono lì in carne ed ossa con i loro sorrisi, la loro ironia intelligente, le loro speranze di un futuro migliore, per tutti.
E sempre qui ci sono compagni di viaggio vecchi e nuovi con cui spero potremo ancora vincere alcune grandi battaglie, fuori nel Paese, ma dentro il Pd. Un impegno che necessita di riconoscibilità reciproca e riformismo radicale, come radicali sono le sfide innanzi a noi.
... Leggi di piùLeggi meno

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5 giorni fa

Chiara Gribaudo

A Pontida è andata in scena la politica peggiore. Quella degli insulti, dei bambini strumentalizzati, della propaganda e dell'odio. Il silenzio di Salvini è solo la conferma che è proprio da lui che parte tutto questo. Da un uomo che è stato al governo fino a poco più di un mese fa, pagato con i soldi dei cittadini e che oggi non si degna nemmeno di prendere le distanze dagli insulti al Capo dello Stato e ai giornalisti. Rinnovo tutta la mia solidarietà, anche a Gad Lerner. Contro la degenerazione della politica, fermiamo questa propaganda pericolosa. Subito. ... Leggi di piùLeggi meno

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